I fondi destinati allo sviluppo dell’eolico offshore nel porto di Taranto sono stati dimezzati dal Governo, passando dai 28,5 milioni di euro inizialmente previsti a poco meno di 14 milioni.
La decisione, emersa da una rimodulazione del ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica inviata alle Autorità di Sistema portuale, ha scatenato la reazione delle istituzioni locali, dei sindacati e delle associazioni di categoria.
Il ministro dell’Ambiente, Gilberto Pichetto Fratin, ha cercato di ridimensionare la portata dello scontro. «Giorgetti ha tolto una parte di ciò che non si era speso a tutt’oggi», ha spiegato.
Pichetto Fratin ha precisato che il taglio complessivo riguarda 38 milioni non spesi tra gli scali di Taranto e Augusta e si è impegnato a reinserire le risorse nella legge di bilancio 2027: «È un impegno a non fermarci, ma va inquadrato nell’investimento complessivo da un miliardo previsto dal Governo per il futuro del territorio».
Le rassicurazioni dell’esecutivo non bastano però a placare le proteste della Puglia. Il presidente della Regione, Antonio Decaro, ha definito la scelta «incomprensibile», ricordando che il progetto dell’hub jonico era stato inserito al terzo punto del documento “Agenda per Taranto” consegnato lo scorso 8 settembre a Palazzo Chigi.
Per il governatore, l’infrastruttura rappresenta uno snodo cruciale per la transizione ecologica e per il riassorbimento dei lavoratori coinvolti nella crisi dell’ex Ilva.
Sulla stessa linea Piero Bitetti, sindaco di Taranto, che chiede la rapida ricostituzione del fondo per evitare che la scelta assuma un pesante valore politico. «Vogliamo sperare – dice – che l’esecutivo sappia trovare le risorse per ricostituire il fondo destinato a quel progetto, perché diversamente il segnale non sarebbe più solo di carattere finanziario, ma decisamente politico».
Per il sindaco di Taranto, «scegliere di ridurre quell’investimento, infatti, significa precludere al nostro territorio la possibilità di sviluppare economie alternative, di essere esempio pratico di come si governi la transizione ecologica e di dare risposte alla domanda di nuova occupazione».
Preoccupazione viene espressa anche da Salvatore Toma, presidente di Confindustria Taranto, che auspicava nell’eolico una leva strategica di riconversione industriale e occupazionale.
Toni ancora più duri quelli di Giovanni D’Arcangelo, segretario generale della Cgil Taranto: «Hanno deciso di spezzare il fiato dei tarantini con l’ennesimo definanziamento che penalizza oltre 300 lavoratori».
