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«Dai social alle piazze, Inchiostro di Puglia è qualcosa di più grande di una community» – L’INTERVISTA

Domani, dalle 20.30, Piazza XX Settembre a Martina Franca ospita “Inchiostro di Puglia In Tour – Zitti zitti in mezzo alla piazza!”

«Dai social alle piazze, Inchiostro di Puglia è qualcosa di più grande di una community» – L’INTERVISTA

Dal web alla piazza. Dopo oltre dieci anni Inchiostro di Puglia prova una nuova pelle. Domani, dalle 20.30, Piazza XX Settembre a Martina Franca ospita “Inchiostro di Puglia In Tour – Zitti zitti in mezzo alla piazza!”, appuntamento a ingresso libero che celebra il percorso della community pugliese. Sul palco anche Emilio Solfrizzi e Antonio Stornaiolo, Toti e Tata, con uno show tra sketch e improvvisazione. L’evento è realizzato grazie al Comune di Martina Franca, per il tramite dell’Assessorato alle Attività Culturali e allo Spettacolo, con la produzione dell’agenzia Evolve.

Ne parliamo con Michele Galgano, fondatore di Inchiostro di Puglia. Galgano, il vostro nasce come progetto letterario e diventa poi una community da oltre 700 mila follower. Nel passaggio dai libri ai modi di dire, dai racconti ai meme, sente di aver perso qualcosa dell’idea originaria?

«Sì, qualcosa dello spirito iniziale col tempo si è perso. All’inizio era un progetto seguito da una nicchia molto stretta di appassionati lettori, poi c’è stata una vera svolta pop che lo ha reso molto più conosciuto e popolare. Siamo passati dal racconto della Puglia attraverso le penne degli scrittori a un racconto condiviso da chi non scrive per mestiere. Citando Nietzsche, “il serpente che non cambia pelle muore”. Credo che la longevità del progetto sia dovuta proprio alla sua capacità di reinventarsi continuamente».

Lei ha raccontato spesso il “mal di Puglia”, la nostalgia di chi è costretto ad andare via. Non c’è il rischio che diventi una rappresentazione consolatoria di una regione dalla quale molti giovani continuano a partire?

«Su Inchiostro di Puglia celebriamo la bellezza della nostra terra e l’orgoglio di essere pugliesi, lasciando i problemi della cronaca quotidiana alle pagine dei giornali. Sappiamo bene che dietro ogni fuorisede partito in cerca di futuro si nasconde l’amaro fallimento di un territorio che non ha saputo trattenerlo. Ma la nostra non è soltanto nostalgia. Inchiostro di Puglia è soprattutto la voce di chi resta, di chi ritorna e di chi si rimbocca le maniche ogni giorno per trasformare questa terra in un luogo capace di offrire più opportunità».

Trasformare espressioni dialettali e tic collettivi in un linguaggio riconoscibile significa inevitabilmente costruire anche uno stereotipo. Dove finisce l’identità pugliese e dove comincia la caricatura?

«Roberto Bolaño diceva che “ogni cento metri il mondo cambia”. In Puglia ogni cento metri cambia il dialetto. Per trovare un compromesso tra le diverse parlate locali, Inchiostro di Puglia ha dovuto inventare una lingua che non esiste: un italiano regionale capace di tenere insieme mondi diversi. Ci ispiriamo alle espressioni tramandate dai nostri nonni, cariche di autoironia e di una precisa visione della vita. I social hanno le loro regole: proviamo a essere virali e rilevanti senza tradire la nostra anima».

Ora Inchiostro di Puglia arriva nelle piazze, con Toti e Tata, musica e comicità, e guarda anche al teatro. È la celebrazione di questi dieci anni o l’inizio di qualcosa di nuovo?

«Siamo già qualcosa di più grande di una community social. È nato come pagina Facebook, ma già con le magliette e le uova di Pasqua siamo usciti dal web per entrare nella vita reale di chi ci segue. In questi anni ci siamo cimentati nei settori più disparati, sempre cercando strade nuove. Adesso arrivano le piazze e i teatri. Speriamo di fare bene anche lì. Se Dio vuole».