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Serie A: una Juventus nulla spazzata dalla Lazio, il Milan vince ma non convice. Cosa abbiamo visto

Bianconeri da horror e senza armi divorati dai biancocelesti, i rossoneri conquistano i tre punti rischiando nel finale

Serie A: una Juventus nulla spazzata dalla Lazio, il Milan vince ma non convice. Cosa abbiamo visto
(Foto Ansa)

La Juventus tocca ancora il fondo: a Torino va in scena uno spettacolo raccapricciante per i 40mila tifosi bianconeri all’Allianz Stadium. La squadra guidata da Luciano Spalletti sprofonda 0-3 contro la cinica Lazio di Gennaro Gattuso, ma a preoccupare è la natura stessa della prestazione: un controllo territoriale prolungato ma privo della necessaria incisività negli ultimi metri, che ripropone interrogativi irrisolti sulla fluidità della manovra e sulla gestione dei momenti chiave della partita.

Dal punto di vista tattico, per i bianconeri continuano le criticità nella transizione e nella copertura preventiva. L’assenza di elementi in grado di garantire equilibrio e interdizione a protezione del reparto arretrato – come Locatelli e Thuram – unita a scelte iniziali di schieramento poco funzionali, finisce per esporre la retroguardia alle ripartenze avversarie. Ma il nodo cruciale è che la Juventus continua a essere una squadra che non tira in porta: emblematica la statistica dei soli due tiri nello specchio – il primo arrivato all’84esimo da Conceicao – con il 56% di possesso palla.

Il predominio nel possesso palla si traduce spesso in una circolazione orizzontale e prevedibile, caratterizzata da un palleggio insistito a centrocampo senza verticalizzazioni tempestive: il primo interprete di tal meccanismo è Douglas Luiz. A questo si aggiunge l’assenza totale di prime punte, che Kolo Muani continua ad evidenziare sprecando l’impossibile, senza calciare neanche davanti alla porta spalancata.

Si cerca quindi solo il cross, ma la carenza di riferimenti fissi o di soluzioni alternative per occupare gli spazi interni ne penalizza l’efficacia. E allora a un certo punto Spalletti prova a buttare tutti dentro, in maniera confusa, ma neanche il caos produce qualche effetto desiderato. Gli avversari – in questo caso la Lazio – ne approfittano e pungono puntuali, con la difesa che ne facilita il compito: così Isaksen calcia indisturbato con tutto lo spazio a disposizione e Dele Bashiru chiude i conti con uno scatto che brucia Bremer e buca ancora l’incolpevole Vicario.

La cronaca del match

Non è ancora l’ora delle due punte dall’inizio e Spalletti, sostituito in panchina dal vice Domenichini sceglie nuovamente Kolo Muani e lascia inizialmente fuori Woltemade. Anche a Conceicao viene concesso un turno di riposo, al suo posto c’è Nico Gonzalez e non Zhegrova. In mediana si rivede Douglas Luiz insieme a Sarr, la difesa è a quattro con Kalulu e Celik terzini e la coppia Bremer-Lucumì al centro, completano l’undici di partenza McKennie e Alajbegovic. Gattuso preferisce Noslin a Pinamonti come riferimento dell’attacco, nella retroguardia c’è Sutalo a far coppia con Provstgaard e la regia è affidata a Belahyane con Frattesi e Taylor mezzali.
La Lazio sembra partire arrembante, il primo tiro in porta però è della Juve con Alajbegovic che calcia centrale. La sfida resta intensa e a ritmi alti anche se senza palle gol nitide, Kolo Muani segna ma in posizione di fuorigioco e Isaksen di testa non inquadra la porta da ottima posizione. Sugli spalti, al primo anello del settore Est vicino alla curva Sud, si registra qualche momento di tensione tra tifosi che costringe steward e forze dell’ordine a intervenire per riportare la calma, mentre in campo segna la Lazio al 37′: il cross di Zaccagni a rientrare è perfetto, Provstgaard svetta tra Bremer e Lucumì e fa esultare Gattuso. I bianconeri patiscono il contraccolpo e lo Stadium fischia sonoramente, prima di rientrare negli spogliatoi c’è ancora il tempo per una traversa biancoceleste colpita da Nuno Tavares con netta deviazione di Bremer.
Spalletti e Domenichini scelgono di iniziare la ripresa togliendo Aljabegovic per passare al 4-4-2 con il tandem Woltemade-Kolo Muani, la prima azione pericolosa arriva con il francese che scappa via a sinistra e il tedesco che da posizione invitante sfiora il palo. I segnali di ripresa della Juve, però, si spengono subito con il raddoppio della Lazio: Celik lascia troppo spazio a Isaksen, il danese ha tutto il tempo di rientrare e di colpire con la specialità della casa, il mancino a rientrare sul palo lontano della porta di Vicario. Tra i bianconeri entrano Conceicao e Zhegrova per cercare vivacità sulle corsie, Gattuso risponde con Dele-Bashiru al posto dell’acciaccato Taylor e Pinamonti per Noslin. La reazione della Juve è tutta in un colpo di testa di Kolo Muani che termina alto e un sinistro di Conceicao bloccato comodamente da Mandas, oltre a un tiro senza pretese di Zhegrova dalla lunghissima distanza che si spegne sul fondo. La Lazio trova anche il tris con Dele-Bashiru, lo Stadium si svuota in anticipo, chi resta fischia con forza la squadra anche quando va sotto la curva, e la festa è tutta nel settore ospiti. Gattuso continua a tenere il passo dell’Inter e sale a quota 19, otto punti in più rispetto a una Juve che ha vinto soltanto una volta nelle ultime cinque giornate.

Milan-Atalanta: i rossoneri prima dominano e poi rischiano

ll Milan dopo il successo in Europa vince anche contro l’Atalanta in campionato. Si porta avanti 3-0 poi soffre la rimonta dell’Atalanta che sfiora il pari fermandosi solo al 3-2 e consentendo ai rossoneri di dimenticare con un bel passo in classifica il mezzo passo falso col Sassuolo. Prima ora di gioco a tinte rossonere, poi arrembaggio della Dea nell’ultima mezzora. Le due belle di coppa, dopo due soli giorni per preparare la partita, si affrontano con qualche strascico per le recenti fatiche. Alla fine tra brividi e sofferenza, la spunta il Milan, ora quarto seguito dal Como.
L’Atalanta si ferma al decimo posto a nove punti, pochi per le ambizioni del club.


Dopo il gol di Pulisic annullato per fuorigioco e la conclusione a lato di De Ketelaere, Sarri è costretto al primo cambio per un problema muscolare di Kolasinac. Al suo posto scende in campo Obric. Dopo un solo minuto in campo, però, l’atalantino devia di mano una conclusione da posizione ravvicinata di Musah. L’arbitro inizialmente non vede il tocco, viene richiamato dal Var a rivedere le immagini e dopo indica il dischetto. Ci va Gonçalo Ramos che con precisione e freddezza porta avanti il Milan. Si lotta tanto a centrocampo ma i ritmi non sono altissimi. I pericoli dalle parti di Maignan sono quasi nulli. Da uno dei ruvidi interventi a metà campo, Rabiot viene ammonito per proteste. Il francese è bravo a trasformare la frustrazione per il giallo in grinta e pochi istanti dopo realizza il raddoppio. Moreira, tra i più propositivi tra i rossoneri, serve Rabiot che da fuori area, controlla, dribbla e poi segna il 2-0.
Poco dopo l’inizio della ripresa, Amorim dà una chance a Hutchinson al posto di Chukwueze. E al 9′ altro episodio Var: Rabiot calcia in controbalzo e anche in questo caso Kristensen devia con il braccio. Chiffi non vede, la Var lo richiama ed è ancora penalty. Questa volta però Gonçalo Ramos non riesce a bucare Carnesecchi. Delusione di San Siro ma la gioia arriva poco dopo con il tris firmato Gila: calcio d’angolo di Modric, sponda di Rabiot e Gila che impatta di testa. Hutchinson ha voglia di mettersi in mostra ed entra subito in partita.
L’Atalanta però non molla nonostante i tre gol di svantaggio.
Sarri inserisce Gaetano e Zalewski e proprio dai due subentrati arriverà il gol del 3-1 e in generale cambia il volto della Dea. Al 18′ Krstovic spaventa Maignan con un destro che si infrange sul palo. Ma è la prova che la squadra di Sarri vuole rimettersi partita. Zalewski serve al centro Gaetano che calcia di mancino. Gol e distacco accorciato. Dopo la rete l’Atalanta cerca di affacciarsi dalle parti di Maignan. Così a dieci minuti dalla fine, la Dea accorcia ancora: Krstovic riceve da Bellanova, anticipa due difensori e realizza il 3-2. Pochi istanti dopo, Zappacosta si mangia la palla del 3-3 tirando addosso a Maingnan. Il Milan perde parecchi palloni insidiosi, San Siro inizia a sentire la tensione di un risultato in bilico.
Reagiscono i rossoneri ma il tiro di Jashari viene respinto da Carnesecchi. Sul finale è arrembaggio dell’Atalanta che cerca a più riprese il pari con il Milan chiuso in difesa. All’ultimo minuto i rossoneri provano a mettere in cassaforte la vittoria ma la conclusione di Ramos viene parata da Carnesecchi. Finisce così, tre punti fondamentali per Amorim per la classifica e il morale.