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Crisi del vino in Puglia, 5 mln di ettolitri invenduti: gli agricoltori chiedono interventi urgenti

La situazione appare critica poiché la parte preminente dello stock, oltre 3 milioni di ettolitri, riguarda vini a marchio Dop e Igp

Crisi del vino in Puglia, 5 mln di ettolitri invenduti: gli agricoltori chiedono interventi urgenti

In Puglia le giacenze di vino invenduto hanno raggiunto la quota di 5 milioni di ettolitri. È quanto emerge dal report Cantina Italia del ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste (Masaf) e il tema è stato al centro della conferenza stampa organizzata dalla Cia Puglia nella sala giunta della Camera di Commercio di Bari.

La situazione appare critica poiché la parte preminente dello stock, oltre 3 milioni di ettolitri, riguarda vini a marchio Dop e Igp.

L’accumulo nelle cantine, inoltre, sta provocando un crollo dei prezzi delle uve e del prodotto finito, colpendo in particolare i vini rossi e mettendo a rischio la redditività e la tenuta occupazionale delle aziende.

«La crisi è cominciata nel post-Covid per poi deflagrare quest’anno», ha dichiarato Giannicola D’Amico, vicepresidente di Cia Puglia. Tra le cause principali figurano l’impennata dei costi di produzione, i danni fitosanitari legati agli eventi calamitosi, la contrazione dei consumi e dell’export, insieme al cambiamento dei gusti dei consumatori e all’instabilità geopolitica.

Per rispondere all’emergenza, Cia Puglia ha presentato un documento articolato su azioni immediate e strategiche.

Nell’immediato si chiedono il monitoraggio delle giacenze tramite l’Icqrf distinguendo tra rossi e bianchi o rosati, lo stop all’uso dell’uva da tavola invenduta per la vinificazione, l’attivazione della distillazione di crisi per prodotti specifici e interventi mirati a garantire liquidità alle imprese.

Sul medio-lungo periodo, l’associazione propone l’aggiornamento del catasto vitivinicolo regionale con sanatoria dei vigneti non censiti, bandi per l’estirpazione volontaria dei vigneti meno redditizi e incentivi per la riconversione verso bacche bianche o autoctoni richiesti dal mercato. Fondamentali anche il rispetto dei costi minimi di produzione Ismea, un piano straordinario per l’irrigazione, il sostegno all’aggregazione e il rilancio del turismo enologico.