La Puglia è la regione più colpita nel 2025 con 51 casi, in aumento del 24 per cento rispetto all’anno precedente. Seguono Campania (37), Sicilia (35) e Calabria (32), tutte con numeri in diminuzione rispetto al 2024. Nel Centro-Nord il primato spetta alla Lombardia con 30 episodi (+58 per cento), davanti a Veneto e Lazio, entrambe con 22 casi. Completano la graduatoria delle prime dieci regioni Sardegna (16), Toscana (12) ed Emilia-Romagna (11). La provincia più colpita torna a essere Napoli, che dopo tre anni riconquista il primo posto a livello nazionale con 16 episodi intimidatori distribuiti in 11 Comuni. Seguono Lecce (15), Palermo (14), Reggio Calabria (11) e, a quota 10, Cosenza, Agrigento e Padova. In Campania, il territorio napoletano concentra il 51 per cento degli episodi registrati nella regione. Il fenomeno continua a interessare soprattutto i piccoli centri: il 57 per cento delle intimidazioni si registra infatti in Comuni con meno di 20mila abitanti, il 22% in quelli compresi tra 20mila e 50mila residenti e il restante 21% nei Comuni oltre i 50mila abitanti.
Il rapporto
I dati diffusi dal rapporto «Amministratori sotto tiro», realizzato da Avviso pubblico e presentato a Napoli, dicono che dal 2010 al 2026 la vita di 1.736 comuni italiani è stata segnata da una scia di violenza a colpi di lettere minatorie, incendi, insulti e perfino pestaggi. In tutto 6.025 episodi. Dal Rapporto emerge che la forma di intimidazione più diffusa nel Mezzogiorno sono gli incendi, mentre al Centro-Nord prevalgono lettere, messaggi minatori e minacce veicolate attraverso i social network. Un caso su quattro trae origine dal malcontento di singoli cittadini per decisioni amministrative ritenute sgradite.
Secondo Avviso Pubblico, i dati confermano che minacce e aggressioni contro amministratori e funzionari pubblici continuano a rappresentare un serio fattore di condizionamento della vita democratica e del corretto funzionamento delle istituzioni locali. Dal Rapporto emerge che la forma di intimidazione più diffusa nel Mezzogiorno sono gli incendi, mentre al Centro-Nord prevalgono lettere, messaggi minatori e minacce veicolate attraverso i social network. Un caso su quattro trae origine dal malcontento di singoli cittadini per decisioni amministrative ritenute sgradite.
