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Turismo nautico in Puglia, Brindisi guida la classifica del boom registrato nella regione

Il capoluogo messapico primeggia per numero di posti a disposizione. Sul Gargano si punta anche sul paesaggio, Taranto prova a cambiare rotta

Turismo nautico in Puglia, Brindisi guida la classifica del boom registrato nella regione
Un porto turistico in Puglia

Ogni ormeggio può diventare un motore economico. Dietro una barca che sceglie la costa pugliese ci sono ristoranti, alberghi, servizi tecnici e attività legate alla scoperta del territorio. È questa la vera partita del turismo nautico nella regione, un segmento capace di trasformare il mare in una filiera economica, intrecciandosi sempre più con la Blue Economy.

A guidare il movimento è Brindisi. La città può contare su un sistema di porti e approdi che arriva a circa 1.400 posti barca, insieme a cantieristica e servizi. Qui, inoltre, dal 22 al 26 ottobre si svolgerà la 22esima edizione del Salone Nautico di Puglia, con circa 180 espositori e oltre 350 imbarcazioni. A nord, il Gargano gioca invece la carta del paesaggio. Rodi Garganico dispone di oltre 300 posti barca e di servizi per manutenzione, rifornimento e assistenza, con la possibilità di accogliere imbarcazioni a vela e a motore fino a 50 metri. Vieste e le Tremiti completano un itinerario che punta su navigazione costiera, vela ed escursioni.

Una forza che, nei mesi di maggiore affluenza, deve tuttavia fare i conti con la pressione sulla disponibilità degli ormeggi e con la necessità di rafforzare l’offerta dei servizi.

Il contesto

Nel quadro regionale cresce anche il peso della Bat, con una costa caratterizzata da una dotazione significativa per il diportismo adriatico. Trani dispone di 550 posti barca, Bisceglie di 530 e Barletta di 230. Non sono soltanto numeri. Trani e Bisceglie, in particolare, hanno l’opportunità di consolidare il proprio ruolo come tappe della navigazione lungo l’Adriatico pugliese. Sul versante ionico, Taranto prova a cambiare rotta.

Il Molo sant’Eligio, con 254 posti barca censiti, rappresenta una base per scoprire le coste ioniche e, nello stesso tempo, un punto di contatto tra il turismo nautico e le altre attività della Blue Economy. In questo caso, l’obiettivo è trasformare una storia profondamente legata al mare e al porto in un’offerta turistica capace di valorizzare anche l’entroterra. Poi c’è il Salento, dove il richiamo della destinazione si combina con quello della navigazione. Otranto conta 400 posti barca, Gallipoli 130 nella Darsena Fontanelle e Santa Maria di Leuca 700, con servizi di assistenza, rifornimento e manutenzione.

È il territorio dove charter, escursioni e diportismo possono più facilmente diventare un’esperienza che unisce i due mari, le coste, i borghi e l’enogastronomia.

La prospettiva

La vera sfida, però, comincia quando la barca attracca. Il valore del turismo nautico si misura infatti anche nella capacità di portare a terra la spesa generata dal mare. Secondo il Centro Studi Tagliacarne, ogni euro investito nella filiera nautica può attivare 2,1 euro di ricaduta economica. Per la Puglia significa, dunque, trasformare una risorsa già disponibile in una filiera strutturata: più ormeggi, servizi qualificati, infrastrutture, collegamenti e professionalità. Perché, il traguardo non è soltanto riempire i porti, ma fare in modo che chi arriva dal mare scelga di fermarsi, conoscere il territorio e lasciare valore lungo la costa e nell’entroterra.