Duecento pediatri lanciano l’allarme, la Lega porta il caso in Consiglio regionale e la Regione contrattacca tirando fuori la trattativa sui compensi per le somministrazioni dei vaccini. Al centro dello scontro, la vaccinazione contro il virus respiratorio sinciziale diventa un caso politico. Nel mezzo i bambini nati tra aprile e settembre 2026 e una domanda che ora approda in Commissione Sanità: saranno tutti coperti dalla profilassi?
L’assessore, Donato Pentassuglia, respinge ogni allarme: «La salute dei neonati non è in discussione». La Lega, però, vuole risposte. Il consigliere regionale Antonio Paolo Scalera ha chiesto l’audizione urgente del presidente della Giunta, Antonio Decaro, e dello stesso Pentassuglia. Vuole conoscere dati, criteri e basi scientifiche del piano regionale. E soprattutto capire perché nei Punti nascita la somministrazione dell’anticorpo monoclonale sia prevista per i bambini nati dal primo ottobre 2026 al 31 marzo 2027. È proprio qui che scatta la contestazione.
Oltre duecento pediatri pugliesi hanno firmato una lettera aperta alla Regione puntando i riflettori sui bambini che sarebbero teoricamente “scoperti”, nati appunto tra il primo aprile e il 30 settembre 2026. Il rischio è di affrontare il loro primo inverno senza scudo protettivo che, secondo i medici, sarebbe di vitale importanza. Scalera alza il pressing: «Ogni scelta va supportata da dati, evidenze scientifiche e criteri trasparenti».
L’audizione dovrà quindi chiarire se la distinzione tra le fasce di nascita abbia ragioni scientifiche, epidemiologiche oppure organizzative. Pentassuglia, però, non ci sta. Si dice «stupito» dall’allarme dei pediatri e assicura che la Regione non sta lasciando scoperto nessuno. I rappresentanti della categoria, sottolinea, hanno partecipato agli incontri con gli uffici regionali e conoscono il percorso predisposto. Ed è a questo punto che lo scontro cambia terreno.
I bambini nati tra aprile e settembre 2026, sostiene la Regione, non sarebbero affatto esclusi: la profilassi dovrebbe essere effettuata negli studi dei pediatri di libera scelta. Ma c’è un passaggio rimasto in sospeso: il compenso aggiuntivo richiesto per le somministrazioni. Pentassuglia va all’attacco. Poco più della metà delle inoculazioni, sostiene, viene effettuata nelle neonatologie, mentre il resto passa dagli studi pediatrici. E lega la polemica anche alla trattativa economica in corso, pur precisando che questa «non ha alcuna relazione con la salute dei piccoli». È il punto politicamente più esplosivo della vicenda.
Da una parte oltre duecento pediatri sollevano una questione di copertura sanitaria. Dall’altra la Regione assicura che la protezione sarà garantita e porta dentro lo scontro il nodo dei compensi. A complicare il quadro c’è poi l’intesa Stato-Regioni per il 2026. L’offerta non rientra nei Livelli essenziali di assistenza e l’accordo nazionale, nonostante le sollecitazioni rivolte dalla Puglia al ministero della Salute, non sarebbe ancora arrivato. Pentassuglia assicura comunque che le dosi ci sono: alcune già disponibili, altre in arrivo. Adesso la partita passa alla Commissione Sanità.
