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Rifiuti abbandonati nelle campagne pugliesi, il doppio affare della criminalità

Le organizzazioni mafiose fanno affari prima nello sversamento sui terreni e poi nella raccolta e gli enti pagano

Rifiuti abbandonati nelle campagne pugliesi, il doppio affare della criminalità

La lotta contro lo sversamento abusivo di rifiuti nelle campagne della Puglia vive di un doppio paradosso: criminale e istituzionale. Nel primo caso, sempre più spesso, si assiste a organizzazioni criminali che, dopo aver sversato i rifiuti sui terreni, si propongono ai proprietari per ripulirli a costi di realizzo. Praticamente hanno una doppia entrata per il loro business: prendono soldi da aziende di Campania e Molise per smaltire i rifiuti illeciti, poi propongono sconti ai proprietari dei terreni per rimuoverli. Insomma, i saldi anche nella raccolta dei rifiuti, con i ricavi per le ecomafie che schizzano.

Raccogliere rifiuti non pericolosi costa mediamente 20mila euro per un carico da 15 tonnellate, si sale fino anche a 50mila per i rifiuti speciali. Ma al proprietario, che rischia di trovarsi impelagato in procedure amministrative e ricorsi giudiziari da parte dei Comuni, possono bastare 5-6mila euro per «far sparire» i rifiuti. Basta «mettersi d’accordo» con gli stessi criminali che hanno sversato sul suo terreno. S’instaura così una catena infinita: perché i rifiuti raccolti «di nascosto» saranno sversati in un altro terreno, dal quale saranno poi rimossi per essere sversati da un’altra parte e così via. Dopo le vacche di Mussolini le ecoballe della criminalità.

L’altro aspetto

Se la criminalità fa affari, Anas, Province e Comuni continuano a pagare per l’inquinamento prodotto dalle ecomafie, perché se lo sversamento di rifiuti avviene in un campo «non abbandonato» spetta agli enti sostenere il costo della rimozione che, però, spesso dimenticano l’obbligo d’intervenire, giocando sulla ignoranza degli agricoltori e nella dimenticanza delle procedure che non «aiutano» il consenso elettorale: difficile giustificare costi che, per esempio solo nell’agro di Cerignola – tra le mete più frequentate dalle ecomafie – possono raggiungere anche 600mila euro l’anno. E se non lo fanno i grandi Comuni, figurarsi se si attivano quelli piccoli, alle prese con bilanci ridotti all’osso.

Eppure quelle procedure sono un obbligo di legge, come osservano da Cia Puglia, l’organizzazione agricola battagliera proprio contro l’inerzia dei Comuni e dove il responsabile dell’ufficio legislativo, Massimo Fragassi, ogni giorno deve scontrarsi con i ritardi, meglio sarebbe dire «le distrazioni», della Pubblica amministrazione.

Il gioco delle parti

Così si assiste al paradosso dell’annuncio, il 7 aprile scorso, dell’attivazione di un fondo regionale da 2 milioni di euro «destinato a sostenere i Comuni pugliesi nelle onerose attività di raccolta e smaltimento dei rifiuti sversati illegalmente nelle campagne», facendolo passare per una iniziativa di grande sensibilità ambientale, quando invece per legge quel fondo dev’essere costituito ogni anno. Fa bene, il consigliere regionale meloniano, Nicola Gatta, a sollecitarne l’attivazione, ma la sua richiesta rischia di essere carta straccia, perché in un momento in cui la Regione è a caccia di soldi per coprire il deficit sanitario, appare complicato «stornare» due milioni di euro per rimuovere le ecoballe. Insomma, una scelta che comporta un altro paradosso: più soldi alla sanità per curare i pugliesi che si ammaleranno anche per colpa dell’inquinamento ambientale, visto che molte delle ecoballe abbandonate si trovano su terreni che continuano a essere coltivati e pioggia e vento disperdono percolato e materiali nocivi che finiscono sulle tavole dei pugliesi.

E, intanto i numeri del fenomeno mettono paura. Dal 2006 al 2024 le inchieste sul traffico illecito di rifiuti sono state 57 e hanno portato al sequestro di 6.529.849 tonnellate di rifiuti, con 269 ordinanze di custodia cautelare, 754 persone denunciate e 122 aziende coinvolte. Nello stesso periodo in Capitanata, la nuova Terra dei fuochi, si sono messi in coda 24.726 tir pieni di rifiuti e sversati illegalmente.