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Regione Puglia, oltre 3mila euro per curare un cavallo: galoppano i debiti fuori bilancio

Tra sanità, tasse e diritti delle donne, a prendersi la scena in Consiglio regionale è stato lui: “T.F.”. Narciso, stallone murgese dell’Ente

Regione Puglia, oltre 3mila euro per curare un cavallo: galoppano i debiti fuori bilancio

Tra sanità, tasse e diritti delle donne, a prendersi la scena in Consiglio regionale è stato lui: “T.F.”. Narciso, stallone murgese di proprietà della Regione Puglia. Nell’Aula di via Gentile non ha messo zoccolo, ma è riuscito comunque a scatenare uno degli scontri più coloriti della seduta. Tutto ruota attorno a un debito fuori bilancio da 3.080,40 euro, necessari per pagare il ricovero dell’animale in una clinica.

Una cifra sufficiente a far imbizzarrire il consigliere della Lega Fabio Romito. «Non abbiamo i soldi per assicurare la sanità pugliese e siamo costretti a pagare la spesa per un cavallo?», ha attaccato l’esponente dell’opposizione. Poi le domande sono arrivate una dopo l’altra: perché la Regione possiede uno stallone? A quale titolo? E, soprattutto, quanti altri animali mantiene? All’assessore Donato Pentassuglia non è rimasto che spalancare, almeno metaforicamente, le porte delle scuderie regionali.

Dai dati illustrati emerge un piccolo esercito a quattro zampe: 57 stalloni, sei cavalli da tiro e cinque asini, per una spesa complessiva di circa 150 mila euro l’anno. Pentassuglia ha spiegato che non si tratta di una stravaganza della Regione, ma di un’attività di salvaguardia della razza murgese, patrimonio dell’allevamento pugliese. Ha inoltre ricordato che questi cavalli sono richiesti anche dalle forze dell’ordine.

Se il cavallo ha regalato il momento più curioso, il resto della seduta ha riportato rapidamente l’Aula su terreni decisamente più accidentati. Con 26 voti della maggioranza di centrosinistra è stata approvata la mozione, prima firmataria la capogruppo M5S Maria La Ghezza, che chiede modifiche al cosiddetto “ddl Buongiorno” sulla violenza sessuale. Nel mirino c’è il passaggio dalla centralità del consenso a quella del dissenso. Il centrodestra non ha partecipato al voto.

Da Pd e Cinque Stelle sono partite accuse pesanti all’opposizione. Secondo il M5S, il centrodestra si sarebbe «voltato dall’altra parte» sui diritti delle donne. La replica è arrivata da Fratelli d’Italia con Tommaso Scatigna: il Consiglio, sostiene, si occupa di questioni di competenza nazionale, mentre resta senza seguito la sua proposta per istituire punti di ascolto per le donne vittime di violenza in ogni presidio ospedaliero. Scontro anche sul fisco. È stata bocciata la mozione di Forza Italia sulla rottamazione dei tributi regionali. Il capogruppo Paride Mazzotta ha puntato il dito contro il centrosinistra e la Giunta Decaro, tornando sull’aumento dell’Irpef deciso per far fronte ai conti della sanità e accusando la maggioranza di aver rinunciato a tendere una mano ai contribuenti in difficoltà.