È una Puglia tra poche luci e molte ombre quella fotografata nell’ultimo rapporto Svimez sull’economia del Paese che analizza dati relativi a prodotto interno lordo, esportazioni, investimenti in costruzioni e opere pubbliche. È vero che nel periodo 2022-2025 il Pil della nostra regione è cresciuto del 7,2%, dato uguale a quello della media nazionale ma il di sotto della media del Mezzogiorno (+9,5%); tuttavia, da due anni a questa parte, la frenata è evidente ed è culminata nel misero +0,2% a prezzo costanti del 2025.
Il settore dei servizi
Analizzando i dati per i vari settori, solo quello dei servizi mostra una crescita sicuramente degna di nota. Il giro d’affari relativo a consulenza legale e fiscale, marketing, logistica, attività turistiche è aumentato dell’1,3% rispetto al 2024 (meglio a livello nazionale ha fatto solo l’Emilia Romagna con un +2,4%). Risultato al di sopra sia della media nazionale (+0,3%) che di quella del Sud (+0,5%). Malissimo le costruzioni, con un -11,3% peggior dato nazionale dopo il solo Friuli Venezia Giulia (-13,5%). Crisi che è stata causata principalmente dal rientro delle politiche di stimolo straordinario, con la fine della spinta del superbonus per gli interventi di efficientamento energetico, e dal graduale esaurimento di alcuni fondi del Pnrr che ha penalizzato soprattutto l’edilizia privata. Calo importante anche per l’industria (-1,7%, peggio fanno solo Piemonte e Molise), mentre resta praticamente stabile il fatturato del mondo agricolo (+0,1%).
Esportazioni e opere pubbliche
L’export pugliese vale 9,8 miliardi sui 632 del dato nazionale, ossia circa l’1,5%. Non è una cifra da record (basti confrontarla con i 167 miliardi della Lombardia che ha avuto un aumento dell’1,8%) ma comunque, nonostante dazi reali e minacciati, in crescita del 2,6% rispetto a quella del 2024. Il rapporto tra volume delle esportazioni e prodotto interno lordo è del 10,2% e, nella classifica del Mezzogiorno, ci permette di piazzarci subito dopo Abruzzo (23,3%), Campania (16%), Molise (13,6%), Sardegna (13,1%) e Sicilia (10,6%).
Se gli investimenti nelle costruzioni private hanno subito un calo costante a partire dal 2024, quelli relativi alle opere pubbliche mostrano un dato totalmente differente. Il +13,1% della Puglia nel 2025 si va a sommare a una crescita che si attesta al +111,4% per il quadriennio 2022-2025. Meglio in questo periodo hanno fatto solo Friuli Venezia Giulia (+130,5%), Valle d’Aosta (+119,2%) e Lazio (+113,3%), mentre la media nazionale si è attestata al +88%.
Le prospettive
Anche se, secondo le previsioni dell’Associazione per lo Sviluppo dell’Industria nel Mezzogiorno, i fondi del Pnrr continueranno ad avere effetti positivi almeno fino alla metà del 2027, per la Puglia restano i problemi gravi legati alle diverse crisi industriali in atto, ex Ilva e distretto del mobile imbottito su tutte. A questo si aggiungono la flessione netta del settore delle costruzioni e i problemi dell’agroalimentare, con i produttori di olio extravergine di oliva proprio in questi giorni sul piede di guerra a causa della concorrenza sleale di prodotto estero di bassa qualità.Secondo la Svimez nell’industria pugliese prevalgono ancora settori a bassa specializzazione produttiva che trascinano lavoro povero e spingono migliaia di giovani a emigrare in cerca di opportunità migliori. Il dato che ha visto dal 2019 al 2023 un saldo negativo di 19mila laureati under 34 lasciare la Puglia segnala un impoverimento drammatico di competenze, talenti ed energie.
