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Puglia, tangenti nella Protezione civile: condannato a 4 anni l’imprenditore Donato Mottola

Al 59enne, condannato per corruzione, erano contestati sette episodi, quasi tutti atti dirigenziali per appalti durante la pandemia Covid

Puglia, tangenti nella Protezione civile: condannato a 4 anni l’imprenditore Donato Mottola
Mario Lerario (a sinistra) e l’imprenditore Donato Mottola

Quattro anni di reclusione. È la pena inflitta dal Tribunale di Bari a Donato Mottola, imprenditore 59enne di Noci, accusato di aver pagato una tangente da 20mila euro all’ex direttore della Protezione civile pugliese, Mario Lerario, nel dicembre del 2021, in cambio di una certificazione.

All’imprenditore, condannato per corruzione, erano contestati sette episodi, quasi tutti atti dirigenziali per appalti durante la pandemia Covid, relativi alla fornitura di strutture prefabbricate per terapie intensive e strutture mobili di emergenza a servizio degli ospedali pugliesi per circa 5 milioni di euro.

Da tutte le contestazioni relative agli appalti (sei su sette) l’imputato è stato assolto «perché il fatto non sussiste».

I giudici lo hanno ritenuto responsabile di un unico punto relativo a una certificazione di esecuzioni lavori, ottenuta ad ottobre 2021, che potesse dargli la possibilità di conseguire un’attestazione Soa, necessaria per partecipare ad appalti altamente remunerativi.

Mottola fu arrestato nel dicembre 2021 insieme a Lerario e all’imprenditore foggiano Luca Leccese, accusato a sua volta di aver pagato una tangente da 10mila euro.

Questi ultimi sono stati processati con rito abbreviato (Lerario ha già scontato la condanna definitiva a quattro anni e quattro mesi).

La presunta tangente – che Mottola ha sempre dichiarato trattarsi di un regalo – sarebbe stata consegnata all’interno di un cesto natalizio con un pezzo di manzo pregiato: nel corso delle indagini gli inquirenti intercettarono una telefonata tra Mottola e la moglie in cui si faceva riferimento a “la manzetta” (il taglio di carne) e “la mazzetta”.

Per Mottola, assistito dagli avvocati Vito Belviso ed Elisa Marabelli, il Tribunale ha anche disposto l’interdizione e lo ha condannato a risarcire la Regione Puglia, costituita parte civile.