In Puglia i trapianti di organi segnano una crescita del 32,7% nel corso del 2025, portando la regione ai vertici europei per volume di interventi e garantendo tempi d’attesa drasticamente inferiori alla media nazionale.
Secondo il report regionale presentato oggi al Policlinico di Bari, gli interventi complessivi sono stati 296 rispetto ai 223 dell’anno precedente.
Il dato più rilevante riguarda i trapianti di cuore, saliti da 73 a 108: un risultato che, come sottolineato dal direttore generale del Policlinico di Bari, Antonio Sanguedolce, rappresenta il volume maggiore eseguito da un singolo ospedale in Europa nell’ultimo anno.
Eccellenti anche le performance sulla tempestività delle cure: per un trapianto di cuore in Puglia l’attesa media è di circa 5 mesi contro i 3 anni della media nazionale; per il fegato si attendono 7 mesi a fronte di una media italiana di 18.
Il bilancio annuale evidenzia progressi costanti in tutti i settori. I trapianti di rene sono passati da 89 a 120, grazie anche alla riattivazione del centro di Foggia e a 25 donazioni da vivente effettuate a Bari. Gli interventi di fegato sono saliti a 68, supportati dall’apertura di un nuovo reparto specializzato nel capoluogo. Positivi anche i numeri della rete Ibmdr, con 29 donazioni di cellule staminali emopoietiche da non consanguinei.
L’innovazione clinica ha visto nel 2025 l’avvio del programma Dcd (donazione a cuore fermo), che ha già registrato 9 donatori.
Loreto Gesualdo, direttore del Centro regionale trapianti, ha espresso gratitudine alle famiglie e alla rete dei soccorritori e anestesisti: «Abbiamo realizzato per il quinto anno consecutivo un record in crescita. Il grazie va a chi con il proprio sì ha permesso questo successo».
Nonostante i traguardi clinici, persiste la sfida culturale legata alle opposizioni alla donazione, che si attestano al 34,5%. Il presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro, è intervenuto con fermezza sul punto: «La donazione è un atto d’amore e di civiltà, ma il tasso di opposizione è ancora molto alto. Dobbiamo lavorare insieme per diffondere la cultura del dono nelle scuole e nelle università, perché non esiste trapianto senza donazione».









