Non è sorpreso della iniziativa del commissario europeo Raffaele Fitto. «È una abitudine consolidata nel silenzio di chi dovrebbe opporsi a un vero e proprio scippo, camuffato dalle solite buone intenzioni», sostiene Pino Aprile tra le poche voci che grida nel deserto di un Mezzogiorno «colonia dei poteri forti che dettano la linea sul futuro di una terra negletta alle politiche di sviluppo».
Aprile siamo alle solite, non ci sono soldi e si tolgono al Sud?
«Non c’è da meravigliarsi. È sempre stato così. Vogliamo ricordare i soldi destinati al Mezzogiorno finiti nelle mazzette del Mose? Vogliamo riportare alla memoria i soldi per il Sud usati per pagare le multe del latte degli allevatori del Nord? Il Mezzogiorno è solo una colonia e i politici locali sono funzionali solo se ottemperano agli interessi di una ristretta cerchia di poteri e chi prova a percorrere una strada diversa e cercare pari dignità viene emarginato o ammazzato. È stato così per Moro, ma anche per Falcone e Borsellino».
Quindi bisogna restare sotto schiaffo per tutelare le proprie carriere e addirittura la vita?
«Io spero che prima o poi la gente si stufi di questa situazione, ma temo che resti una pia illusione. Al Sud essere colonia piace perché non comporta avere responsabilità. Meglio aspettare l’elemosina che pretendere un diritto. Meglio tendere la mano che stringere patti sul territorio».
Ma da un commissario europeo meridionale ci si aspettava più incisività per il Sud?
«Ma cosa vuole che faccia il povero Fitto se le decisioni non dipendono da lui ma dal sistema che anche i politici meridionali hanno contribuito a costruire? Quando gli inglesi reprimevano le contestazioni in India, mandavano a bastonare i contestatori gli stessi indiani ma con la divisa del Regno Unito, cioè gli indigeni spaccavano teste nell’interesse del padrone inglese».
E oggi chi spacca le teste dei meridionali?
«I politici meridionali che la gente del Sud continua a votare e che per poter essere ricandidati evitano conflitti con i poteri forti. La vicenda del ministro greco Varoufakīs è emblematica. costretto alle dimissioni perché non voleva essere parte del sistema che spaccava le teste dei greci sotto la bandiera europea».
