Home » Puglia » Natuzzi, rifiutato il piano sociale: ora lo stato di agitazione in tutti gli stabilimenti

Natuzzi, rifiutato il piano sociale: ora lo stato di agitazione in tutti gli stabilimenti

Natuzzi, rifiutato il piano sociale: ora lo stato di agitazione in tutti gli stabilimenti

Assemblee nei reparti, confronti con i lavoratori e uno stato di agitazione che si estende in tutti gli stabilimenti. Sale la tensione in casa Natuzzi mentre si avvicina l’appuntamento dell’11 giugno al Ministero delle Imprese e del Made in Italy, considerato un passaggio decisivo per il futuro del gruppo del mobile imbottito e dei suoi oltre 1.700 dipendenti. Le rappresentanze sindacali unitarie stanno incontrando i lavoratori nei vari siti produttivi di Puglia e Basilicata per fare il punto sulla vertenza e preparare le prossime iniziative di mobilitazione. Il clima è di forte preoccupazione. La mobilitazione culminerà giovedì prossimo a Roma.

Mentre al Ministero sarà in corso il tavolo tra azienda, Governo e parti sociali, all’esterno è previsto un presidio dei lavoratori. Dai territori sono già in fase di organizzazione pullman diretti nella Capitale. Proseguono, intanto, i tentativi di mediazione tra Regione, azienda e sindacati per scongiurare una crisi che rischia di avere pesanti conseguenze occupazionali. Al centro delle trattative ci sono cassa integrazione, uscite volontarie e ricollocazioni.

L’ultimo incontro, tenutosi il 4 giugno, non ha consentito di raggiungere un’intesa. A pesare è stata la conferma da parte di Natuzzi del trasferimento del 15% delle attività oggi svolte tra Puglia e Basilicata negli stabilimenti romeni del gruppo. Una prospettiva che, secondo il piano illustrato dall’azienda, porterebbe al mantenimento in Italia di soli due stabilimenti produttivi, quelli di Matera e Laterza, con il conseguente riassorbimento del personale proveniente dagli altri siti. I sindacati sono sul piede di guerra. Davide Lavermicocca, segretario generale Fillea Cgil Bari-Bat guarda con scetticismo agli spiragli di ottimismo evocati nelle ultime ore dall’assessore regionale allo Sviluppo economico e al Lavoro, Eugenio Di Sciascio.

«Non comprendo come si possa essere ottimisti in questa fase – dice Lavermicocca – anzi, lo trovo inopportuno. L’azienda ha disatteso completamente tutti gli impegni. Avevamo sottoscritto un accordo che non prevedeva ulteriori delocalizzazioni. Due settimane dopo è arrivata una proposta che va nella direzione opposta». Secondo il sindacato la soluzione passa da un intervento diretto dello Stato attraverso Invitalia. Ed è proprio questa la richiesta che verrà portata al tavolo ministeriale. «Solo un controllo pubblico, anche temporaneo – spiega Lavermicocca – può garantire che gli impianti restino operativi e che i lavoratori rimangano agganciati all’azienda. Vogliamo impegni concreti, investimenti verificabili e vincoli precisi sul mantenimento della produzione in Italia. Servono fatti, perché non crediamo più alle parole».