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La Puglia si svuota: entro il 2050 persi 700mila abitanti, è fuga dei cervelli verso il Nord

Ma una differenza rispetto al passato c’è: mentre una volta a partire erano le classi meno abbienti, oggi vanno via giovani cervelli

La Puglia si svuota: entro il 2050 persi 700mila abitanti, è fuga dei cervelli verso il Nord

Dalla valigia di cartone al trolley, dalle foto di famiglia custodite con cura nell’orologio da taschino, alla gallery del pc portatile. Nell’ultimo secolo sono cambiati gli accessori da viaggio, ma non i numeri di un’emigrazione che porta verso Nord e al l’estero migliaia di pugliesi ogni anno. Ecco perchè, secondo i dati dell’ultimo rapporto Svimez, la Puglia perderà circa 700mila abitanti entro il 2050, e si attesterà a poco più di 3 milioni di residenti al netto dell’apporto degli immigrati. Ma una differenza sostanziale rispetto al passato c’è: mentre una volta a partire, alla ricerca di fortuna, erano prevalentemente le classi meno abbienti, oggi vanno via giovani cervelli. La continua perdita di capitale umano e culturale rappresenta un danno economico notevole per tutto il Sud. I numeri del Pil pugliese lo dimostrano, con una frenata costante e una crescita inferiore al resto d’Italia e a quella dello stesso Mezzogiorno.

I dati storici

Dando uno sguardo agli archivi storici, la punta più alta dell’emigrazione pugliese si registra nel 1913, anno in cui partono oltre 41.800 persone. A inizio nel Novecento, l’esodo è diretto principalmente verso le Americhe: Stati Uniti, Brasile, Argentina su tutte. L’emigrazione dei pugliesi verso il Nord inizia invece nel secondo Dopoguerra. I flussi si dirigono verso le città del «triangolo industriale» (Milano, Torino, Genova). A Torino, i registri anagrafici tra il 1959 e il 1962 documentano quasi 17mila nuovi iscritti pugliesi. A Milano, nel 1962, circa l’85% dei lavoratori edili non residenti proviene dal Sud.

Estero: dal sogno americano all’UE

Oggi, secondo i registri Aire, sono 385mila i pugliesi residenti all’estero. Di questi il 47% ha tra 18 e 34 anni. Ne sono partiti quasi 100mila negli ultimi 10 anni. Se confrontiamo i dati di oggi con quelli del passato, l’Europa (Germania e Svizzera le mete preferite) ha la meglio rispetto al sogno americano dei nostri avi. Il trend evidenzia una forte concentrazione nella fascia in età lavorativa e nei giovani adulti: minorenni (0-18 anni) 15%, giovani adulti (19-34 anni) 30%, adulti (35-60 anni) 35%, oltre i 60 anni 20%.

Il Nord scelto da tre laureati su dieci

Quasi tre giovani laureati pugliesi su dieci scelgono di cercare lavoro fuori regione. La mancanza di offerte qualificate e i bassi salari (lo stipendio medio lordo in Puglia è di 28.191 euro contro i 34.033 della Lombardia) spingono molti studenti a iscriversi direttamente negli atenei del Nord prima ancora di finire gli studi. Negli ultimi anni, la regione ha registrato un esodo continuo verso il Settentrione: tra il 2011 e il 2024, 130mila giovani hanno lasciato la regione. Tra le mete preferite oggi c’è la Lombardia. Se ampliamo la forbice e guardiamo anche al livello di istruzione, dal 2002 al 2024 quasi 350mila laureati under 35 hanno lasciato il Mezzogiorno in direzione del Nord, per una perdita secca di 270mila unità. Nel periodo, la quota di laureati tra i migranti meridionali tra i 25 e i 34 anni è triplicata: dal 20% del 2002 a circa il 60% nel 2024.

Il brain drain

Il «brain drain«, quello che si può tradurre alla lettera come «drenaggio di cervelli», ossia la perdita di giovani talenti e professionisti qualificati, genera un danno enorme per l’economia dell’intero Mezzogiorno, stimato dallo Svimez in una perdita secca di quasi 8 miliardi di euro all’anno. Le regioni investono risorse proprie per l’istruzione e la formazione di questi ragazzi, ma i benefici economici, lavorativi e fiscali vengono poi raccolti dal territorio che li accoglie, nazionale o estero che sia. La Lombardia, la regione più attrattiva d’Italia, ha avuto, negli ultimi 4 anni, un saldo migratorio positivo (+44.519) di giovani italiani laureati. A seguire ma lontanissime Emilia-Romagna (+21.612) e Lazio (8.920). In questo stesso lasso di tempo la Puglia ha perso 18.865 laureati tra i 25 e i 34 anni. Peggio hanno fatto solo Sicilia e Campania. Una vera e propria emorragia.