Rispondere alla sfida della multiculturalità tra i banchi scolastici con strumenti concreti di accoglienza e integrazione, respingendo l’idea di imporre tetti numerici agli alunni con background migratorio. La giunta della Regione Puglia ha varato i nuovi Voucher di mediazione interculturale, una misura pilota che nei prossimi giorni si tradurrà nella pubblicazione di un apposito bando pubblico rivolto agli Istituti comprensivi del territorio regionale.
Il provvedimento debutta con una dotazione finanziaria sperimentale di 50mila euro e concentrerà la prima fase applicativa sulle scuole dell’infanzia, primarie e secondarie di primo grado situate nei sei Comuni capoluogo pugliesi (Bari, Foggia, Brindisi, Taranto, Lecce e Barletta-Andria-Trani). I fondi regionali serviranno a coprire integralmente le spese sostenute dalle dirigenze scolastiche per la contrattualizzazione di mediatrici e mediatori interculturali qualificati, figure chiave per supportare l’inserimento sereno e continuo delle bambine e dei bambini stranieri.
Le risorse finanzieranno un ventaglio articolato di interventi operativi: percorsi di prima alfabetizzazione e accoglienza all’atto dell’iscrizione, attività di mediazione linguistica e facilitazione relazionale durante i colloqui individuali e collettivi scuola-famiglia, traduzione in più lingue di comunicazioni ufficiali, avvisi e documenti programmatici dell’istituto. I mediatori affiancheranno inoltre il corpo docente e i consigli di classe nell’affrontare situazioni di vulnerabilità sociale e culturale, oltre a promuovere specifici laboratori di dialogo interculturale rivolti all’intero gruppo classe.
A tracciare il significato pedagogico e politico della delibera è l’assessora regionale alla Cultura e alla Conoscenza, Silvia Miglietta: «A chi vagheggia una scuola basata sull’esclusione, noi rispondiamo costruendo giorno dopo giorno una comunità scolastica fondata sull’accoglienza e sulla cura. Entrare oggi in un’aula scolastica significa confrontarsi con autentiche “classi-mondo”, vive, multietniche e plurali. Pensare di gestire questa realtà ponendo limiti arbitrari alla presenza degli studenti stranieri non rappresenta soltanto una scelta anacronistica, ma si rivela un messaggio pedagogicamente e culturalmente pericoloso, perché alimenta la falsa convinzione che la diversità sia una minaccia o che esista una presunta identità culturale “pura” da difendere. I nostri ragazzi hanno bisogno del contrario: un’educazione interculturale solida e inclusiva, capace di riconoscere il valore delle differenze e di farne una leva comune di crescita civile».
