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Federalismo fiscale, la Puglia ricorre in Corte costituzionale: «Senza risorse certe non c’è autonomia»

La Giunta ha dato mandato per impugnare, in particolare, l’articolo 33 del decreto legislativo sul nuovo sistema di finanziamento

Federalismo fiscale, la Puglia ricorre in Corte costituzionale: «Senza risorse certe non c’è autonomia»
Antonio Decaro (al centro)

«Non ci opponiamo per principio al federalismo fiscale, ma vorremmo risorse certe, autonomia reale e regole scritte nella legge senza rimetterle a ulteriori dispositivi futuri. Quello che ci è stato consegnato rischia di essere un federalismo di facciata». Lo afferma il presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro, annunciato che l’ente presenterà ricorso davanti alla Corte costituzionale contro l’articolo 33 del decreto legislativo sul nuovo sistema di finanziamento delle regioni.

La Regione precisa, in una nota, che “il decreto legislativo in questione è stato adottato senza l’intesa della Conferenza unificata” e che l’ente “intende costituirsi nel merito dei contenuti del decreto legislativo e non per principio contro il federalismo fiscale”.

Nel decreto approvato, si legge in una nota della Regione, “si stabilisce che dal 2027 circa 5,8 miliardi di trasferimenti statali alle Regioni, relativi alla quota non sanitaria dell’Iva, ai libri di testo, al welfare dello studente e soprattutto al fondo per il trasporto pubblico locale, che vale da solo oltre 5 miliardi di euro annui, verranno sostituiti da una quota derivante del gettito dell’imposta sul reddito delle persone fisiche (Irpef). Se il gettito cresce, però, l’eccedenza resta allo Stato – sostengono dalla Regione Puglia -, perché le regioni non potranno trattenere più della quota storica, mentre i maggiori costi dei servizi resteranno a carico delle Regioni. Non solo, l’aliquota e i criteri di riparto per definire le somme spettanti alle singole Regioni sono del tutto incerti, in quanto rinviati a futuri decreti del Presidente del Consiglio dei ministri”.

Per Decaro «cambia l’etichetta dei trasferimenti, ma non cambia chi decide e chi paga: ai territori restano i costi crescenti dei servizi, allo Stato l’eventuale crescita del gettito. Parliamo di servizi dove, soprattutto per le Regioni del Sud è fondamentale avere più risorse, attraverso una prospettiva di crescita negli stanziamenti o nella possibilità di maggiori trattenute, perché non vorremmo che fosse l’ennesimo modo per inchiodarci ad una spesa storica che di fatto taglia la possibilità di qualsiasi investimento».

Decaro spiega che, nel caso specifico, si parla di «trasporto pubblico», «diritto allo studio degli studenti», «libri di testo che abbiamo visto in questi mesi quanto pesano sui bilanci delle famiglie e dei servizi che ogni giorno garantiamo ai pugliesi».

Il presente della Regione Puglia sottolinea che «non possiamo programmare i bilanci 2027-2029 senza sapere quanto riceveremo, né accettare che a pagare siano i territori con meno capacità fiscale, proprio quelli che hanno più bisogno. Per questo ci rivolgiamo alla Corte costituzionale: non per fermare una riforma, ma per chiedere che sia attuata nel rispetto della Costituzione e del confronto con le Regioni. Lo facciamo con spirito di collaborazione istituzionale, nell’interesse dei cittadini».