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Esodo dei medici in Puglia: i camici bianchi andati via sono 5 volte più del 2024

Nel 2025 sono stati 308 i camici bianchi che hanno lasciato volontariamente il servizio, contro appena 56 nel 2024: oltre cinque volte tanto

Esodo dei medici in Puglia: i camici bianchi andati via sono 5 volte più del 2024

Non è più soltanto difficile trovare medici. La sanità pugliese deve riuscire anche a trattenere quelli che ha. Nel 2025 sono stati 308 i camici bianchi che hanno lasciato volontariamente il servizio, contro appena 56 nel 2024: oltre cinque volte tanto. Un’impennata che irrompe nel confronto sul piano assunzionale appena varato dalla Giunta Decaro e apre un interrogativo sui 480 nuovi medici autorizzati: assumerli basterà se, contemporaneamente, altri scelgono di andarsene?

La fotografia arriva dall’analisi decennale del “Centro Studi Anaao Assomed” sul personale medico ospedaliero, elaborata sulla base dei dati Onaosi, Conto annuale del Tesoro e ministero dell’Economia. Il salto dell’ultimo anno è netto: dalle 73 dimissioni del 2015 si era arrivati alle 129 del 2018, per poi scendere a 56 nel 2024. Nel 2025 l’impennata a 308. E questa volta non sono soprattutto le pensioni a svuotare le corsie. Nel 2025 i pensionamenti sono stati 152, meno della metà delle uscite volontarie. Un dato in controtendenza rispetto agli anni precedenti: nel 2020 erano stati 470, nel 2024 ancora 322.

Il paradosso è che, nel lungo periodo, il numero complessivo dei medici è persino cresciuto. I dirigenti in servizio sono passati dai 6.278 del 2015 ai 6.660 del 2024, il 6,1% in più. Si è abbassata anche l’età media: da 51,3 a 48,7 anni tra le donne e da 55,9 a 54,6 tra gli uomini. Ma dietro la consistenza complessiva degli organici emerge ora il problema della capacità del servizio pubblico di trattenere i professionisti. Ed è qui che i numeri incrociano direttamente le scelte della Regione. Il 30 settembre la Giunta ha autorizzato 1.012 assunzioni, delle quali 480 medici, dopo settimane di tensione sul piano assunzionale.

Per Anaao è un primo segnale, non la cura. «Le assunzioni sono uno spiraglio, ma non sono la soluzione all’atavica carenza di personale nei nostri ospedali», avverte il segretario regionale Emiliano Altavilla, chiamando direttamente in causa il presidente Antonio Decaro. Il sindacato riconosce la necessità di tenere sotto controllo i conti, soprattutto davanti alla prospettiva di un disavanzo sanitario ancora elevato nel 2026, ma traccia una linea rossa: «La razionalizzazione della spesa non può passare dal personale».

Il nodo, del resto, non è soltanto quanti medici assumere, ma quali medici riuscire effettivamente a trovare. Tra i 480 posti autorizzati ci sono professionalità che sul mercato sono ormai difficili da reperire: anestesisti, medici dell’emergenza-urgenza e radiologi. Per la Giunta Decaro si apre così un doppio fronte. Da una parte coprire i vuoti negli organici senza perdere il controllo della spesa sanitaria; dall’altra rendere gli ospedali abbastanza attrattivi da fermare l’emorragia delle dimissioni. Perché autorizzare nuovi posti è il primo passaggio. Trovare i medici e convincerli a restare rischia di essere quello più difficile.