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Dl Scuola, la Puglia frena sul tetto agli alunni stranieri: «Misura che inciderà poco, priorità a strutture e risorse»

Dal tetto del 30% per gli alunni stranieri con difficoltà linguistiche fino ai nodi legati all’integrazione, la linea comune espressa da Regione Puglia, Associazione nazionale presidi e Comune di Bari

Dl Scuola, la Puglia frena sul tetto agli alunni stranieri: «Misura che inciderà poco, priorità a strutture e risorse»

All’indomani del via libera del Consiglio dei ministri al nuovo decreto Scuola, dal mondo istituzionale e scolastico pugliese si leva una presa di posizione compatta che ridimensiona la portata pratica del provvedimento e ne contesta l’impostazione ideologica. Dal tetto del 30% per gli alunni stranieri con difficoltà linguistiche fino ai nodi legati all’integrazione, la linea comune espressa da Regione Puglia, Associazione nazionale presidi e Comune di Bari punta a riportare il baricentro del dibattito sulle reali emergenze degli istituti: investimenti strutturali, manutenzioni, potenziamento degli organici e servizi di prossimità per l’accoglienza.

L’iter attuativo

Sul fronte dell’iter attuativo, la Regione annuncia un passaggio di concertazione tecnica prima di qualsiasi ricaduta operativa. «Non appena disporremo del testo definitivo, ci sarà un momento di condivisione con l’Ufficio scolastico regionale e con i dirigenti degli istituti», precisa l’assessora regionale alla Cultura e alla Conoscenza, Silvia Miglietta. «Resta fermo che le novità non potranno che essere operative a partire dal prossimo anno scolastico, dato che le classi attuali sono già formate e non possono certo essere rimodulate in corsa». L’assessora evidenzia inoltre le perplessità sui profili di legittimità della bozza: «Registriamo già una parziale marcia indietro del Governo rispetto ad alcuni aspetti palesemente incostituzionali, come l’ipotesi iniziale di revoca della responsabilità genitoriale in caso di ostacolo all’integrazione linguistica. Un’impostazione giuridica del genere, sempre che regga al vaglio del Quirinale, non può prescindere da cospicui investimenti a supporto dei nuclei familiari. La Puglia crede in una scuola inclusiva e la sta già realizzando con atti concreti, come i voucher per i mediatori interculturali appena varati in giunta per gli istituti comprensivi».

A confermare l’impatto marginale delle quote numeriche sul tessuto didattico regionale è il presidente dell’Anp Puglia, Roberto Romito: «In Puglia la soglia del 30% troverà un’applicazione pressoché irrilevante, trattandosi di un limite che non viene quasi mai raggiunto, se non forse in sporadiche realtà del Foggiano. Da noi gli alunni stranieri rappresentano tra il 4,7% e il 5% della popolazione scolastica complessiva, contro una media nazionale del 14%». Romito ricorda che «le nuove disposizioni entreranno in vigore non prima dell’anno scolastico 2027/2028, condizionando la formazione delle prime classi solo tra febbraio e marzo prossimi», e avverte sulla necessità di agire subito sulle competenze linguistiche di ragazzi e famiglie, al di là dei tetti: «I presidi operano da sempre per comporre classi equilibrate, sapendo bene che il divario linguistico è un fattore delicato, ma non l’unico elemento che incide sull’armonia del gruppo».

Un duro affondo politico e gestionale arriva infine dal sindaco di Bari, Vito Leccese, che invita l’esecutivo a concentrarsi sulle carenze materiali dell’edilizia scolastica: «Il vero problema della scuola non è il burqa, che in una città aperta e multiculturale come la nostra non abbiamo mai visto dietro un banco. Le questioni aperte sono ben altre: servono investimenti strutturali per modernizzare gli edifici, prolungare l’apertura delle aule oltre l’orario delle lezioni e stabilizzare i servizi educativi e di mediazione per fare delle scuole veri presidi sociali. Solo per climatizzare gli istituti baresi servirebbero 94 milioni di euro, ma lo Stato ne ha stanziati appena 20 per tutta Italia. Questo dimostra che bisognerebbe parlare meno di tetti numerici e molto più di come rendere le aule vivibili e sicure».

Rivendicando il modello di coesione del capoluogo, Leccese conclude: «A Bari nessuno è straniero e la soglia governativa non lascerà traccia. Quei bambini sono già parte integrante della nostra comunità scolastica: imparano, crescono e socializzano insieme ai loro coetanei grazie alla dedizione quotidiana di docenti, educatori e a progetti territoriali come Paripasso. Anche i nostri servizi educativi e le mense comunali, dotate di menù etico-religiosi per garantire a ciascuno di sedere allo stesso tavolo, dimostrano che l’inclusione è fatta di gesti tangibili e non di barriere».

A tracciare un quadro rassicurante sull’impatto della misura è l’Ufficio scolastico provinciale di Bari, secondo cui il vincolo che fissa al 30% la presenza massima per classe di studenti stranieri con gravi lacune nella lingua italiana non dovrebbe generare particolari scossoni sul territorio metropolitano.

Nonostante manchi ancora una mappatura dettagliata – strettamente legata alla pubblicazione definitiva del testo normativo e ai decreti attuativi – dagli uffici di via Re David trapela un orientamento chiaro: «Formulare previsioni definitive adesso è prematuro, ma è ragionevole presupporre che sarà molto difficile individuare nella provincia di Bari realtà scolastiche capaci di toccare o superare la soglia del 30% di alunni stranieri non italofoni».

Oltre al dato quantitativo, l’Usp solleva una questione tecnica e metodologica di rilievo legata ai criteri di valutazione: «Occorrerà comprendere attraverso quali strumenti oggettivi e standardizzati andrà misurato l’effettivo grado di padronanza della lingua italiana. Si tratta di un livello di analisi linguistica approfondito e per nulla semplice da standardizzare a priori». L’Ufficio scolastico evidenzia infine come le dirigenze e il corpo docente non partano da zero: «I nostri istituti si mobilitano già in piena autonomia ogni volta che un allievo manifesta deficit linguistici, attivando percorsi di recupero, accoglienza e facilitazione che garantiscono da sempre la regolare integrazione nella vita scolastica».