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Faccia a faccia tra Decaro e Fitto a Roma: «Senza investimenti straordinari il Sud non corre»

Faccia a faccia tra Decaro e Fitto a Roma: «Senza investimenti straordinari il Sud non corre»

Dalla difesa europea ai fondi di coesione, passando per l’ex Ilva e il rischio di un nuovo stop alla crescita del Sud. All’assemblea nazionale della Cgil, ieri a Roma, dedicata al Mezzogiorno si sono ritrovati faccia a faccia il vicepresidente della Commissione europea Raffaele Fitto e il governatore pugliese, Antonio Decaro.

Due interventi diversi per toni e ruolo istituzionale, ma accomunati da un messaggio: senza investimenti europei e nazionali il Sud rischia di frenare proprio mentre aveva iniziato a correre. Fitto ha difeso la strategia europea sulla rimodulazione dei fondi di coesione e sulla fase finale del Pnrr, respingendo le accuse di voler trasformare le risorse destinate alla riduzione dei divari territoriali in fondi per il riarmo. Il vicepresidente della Commissione ha spiegato che Bruxelles ha già consentito agli Stati membri di rivedere i programmi di coesione, costruiti fra il 2019 e il 2022 su priorità ormai superate dagli shock energetici e geopolitici degli ultimi anni.

Da qui la scelta di introdurre nuove priorità strategiche: energia, casa, competitività, acqua e difesa. Fitto ha rivendicato il fatto che l’Italia sia stato il secondo Paese europeo, dopo la Polonia, ad aver utilizzato questa possibilità, rimodulando circa sette miliardi di euro. Sul tavolo anche la possibilità di una maggiore flessibilità per affrontare l’emergenza energetica dopo la crisi internazionale e le tensioni sul fronte del petrolio.

Ma è stato l’intervento del presidente della Regione Decaro a riportare il dibattito sul terreno concreto delle crisi industriali e sociali del Mezzogiorno. Il governatore pugliese ha lanciato l’allarme sui fondi ormai insufficienti per sostenere le imprese della regione. I bandi Pia, Mini Pia e Nidi – gli strumenti regionali per incentivare investimenti, ampliamenti produttivi e startup – sono stati sommersi da richieste per quasi quattro miliardi di euro, con uno squilibrio di oltre un miliardo rispetto alle risorse disponibili. Per questo la Regione ha temporaneamente bloccato le domande nel resto della Puglia, concentrando l’attenzione su Taranto e sull’area dell’ex Ilva. Decaro ha parlato apertamente di una transizione inevitabile ma dolorosa: con il passaggio ai forni elettrici il numero degli occupati sarà drasticamente inferiore rispetto all’attuale ciclo produttivo basato sul carbone. Da qui la richiesta di un intervento diretto dello Stato nell’acciaieria, coinvolgendo grandi gruppi pubblici come Fincantieri e Leonardo insieme a partner privati. Il presidente pugliese ha poi acceso i riflettori su quello che considera il vero rischio dei prossimi anni: la riduzione progressiva dei fondi europei destinati alla coesione territoriale. Secondo Decaro, dopo il Pnrr il Sud potrebbe ritrovarsi senza più strumenti straordinari per sostenere crescita, occupazione e infrastrutture. «I dati economici positivi del Mezzogiorno rischiano di crollare», è stato in sostanza il monito lanciato dal palco della Cgil. La partita sul futuro del Mezzogiorno chiama l’Europa che deve scegliere se puntare ancora sulla riduzione dei divari o concentrare le risorse sulle nuove emergenze geopolitiche.