«Il Mimit convochi subito le parti: il distretto murgiano non ha più tempo da perdere». È l’allarme lanciato dalla Fillea Cgil Puglia, attraverso il segretario generale Ignazio Savino, in merito alla crisi della Natuzzi.
L’azienda, spiega il sindacalista, «continua a cambiare dirigenti senza cambiare una strategia fallimentare», parlando di «segnali di una persistente instabilità gestionale».
Savino si riferisce, in particolare, «all’ennesimo avvicendamento ai vertici di Natuzzi» che «riguarda questa volta l’amministratore delegato: dopo le dimissioni di Antonio Achille, l’incarico era stato assunto ad interim da Pasquale Natuzzi e ora passa ad Aldo Uva, che torna alla guida del gruppo dopo aver già ricoperto questo ruolo in passato. A questo – prosegue Savino – si aggiungono le dimissioni di Patrizia Ragazzo, responsabile delle relazioni sindacali nell’ufficio Risorse umane, che ci sono state comunicate proprio ieri».
Il sindacalista, sottolinea, che «nonostante chiusure, riorganizzazioni e tagli, l’azienda perde ancora. Nel primo semestre 2026 i ricavi sono scesi del 23,6% e la perdita operativa è salita a 12 milioni».
Competere soltanto sul costo del lavoro, sottolinea Savino, «senza investire seriamente in prodotti, prototipi, fiere, pubblicità e rilancio commerciale è la ricetta per la morte di un’impresa».
Da qui le richieste rivolte al Governo nazionale. «Natuzzi è stata riconosciuta nel 2025 dal Mimit come impresa di interesse strategico nazionale. A maggio Urso annunciava il coinvolgimento di Invitalia: dove sono finiti quegli impegni?» si chiede il segretario pugliese di Fillea Cgil. «Abbiamo scritto al ministro un mese e mezzo fa per riaprire il tavolo e non abbiamo ancora ricevuto risposta. Anche dall’azienda attendiamo risposte concrete. Che cosa aspetta il Governo? – conclude Savino – Vuole davvero salvare Natuzzi o intende scaricare l’ennesima crisi sulle spalle dei lavoratori? Il Mimit convochi subito le parti: il distretto murgiano non ha più tempo da perdere. Noi siamo e saremo ancora disponibili ad agire per salvaguardare l’industria e l’occupazione».
