Passare dalla fase di posa dell’asfalto e allestimento delle piste alla gestione strutturata della rete, garantendo manutenzione costante, sicurezza, intermodalità ferro-bici e servizi di accoglienza capaci di moltiplicare l’indotto economico nei borghi e nelle aree interne. È la rotta tracciata dalla Regione Puglia nel corso del forum “Ciclovie di Puglia. Per un turismo diffuso e una nuova economia dei territori”, quinta sessione tematica promossa nell’ambito dell’89ª Fiera del Levante con oltre sessanta interlocutori tra tecnici, amministratori locali, operatori turistici, federazioni sportive e associazioni ciclistiche.
Il piano
Al centro del vertice fieristico c’è un piano finanziario da 26,7 milioni di euro, alimentato tramite due linee dei Programmi Operativi Complementari (Poc, legati al Fondo di Sviluppo e Coesione). Il primo filone di spesa mobilita 15 milioni di euro a beneficio degli enti locali per la manutenzione straordinaria dei percorsi, la messa in sicurezza dei nodi di intersezione, l’installazione di cartellonistica intelligente dotata di Qr-code e la realizzazione di aree di sosta attrezzate nei pressi dei beni storici, valorizzando muretti a secco ed edicole votive. La seconda tranche, pari a 11,7 milioni di euro, punta sulla rigenerazione del patrimonio demaniale in disuso: vecchie stazioni ferroviarie dismesse, caselli, case cantoniere e immobili pubblici lungo i tragitti saranno convertiti in green hub, ostelli per cicloturisti, punti di noleggio, ciclofficine per l’assistenza meccanica, colonnine di ricarica per e-bike e parcheggi di interscambio per decongestionare i centri storici.
A sintetizzare il valore strategico del segmento è stato il presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro: «Oggi il 18% dei turisti che scelgono la nostra terra utilizza già un percorso ciclabile. Negli ultimi anni abbiamo impresso un’accelerazione decisa realizzando grandi direttrici come la Ciclovia dell’Acquedotto Pugliese, l’Adriatica, la garganica e quella ionica nel Salento. Ora è giunto il momento di connettere questi singoli tratti in un’unica rete regionale coesa e, soprattutto, investire risorse dedicate per la manutenzione ordinaria e straordinaria e per lo sviluppo di servizi qualificati: noleggio, guide esperte, ciclofficine, ristorazione e ospitalità diffusa».
Sulla necessità di inaugurare un nuovo paradigma amministrativo si è soffermato l’assessore regionale alle Infrastrutture e alla Mobilità, Raffaele Piemontese: «Dopo aver posato i primi tasselli infrastrutturali, dobbiamo dotare i circa 2.300 chilometri delineati dal Piano regionale della mobilità ciclistica di un assetto di governo stabile e coordinato. Non serve istituire nuovi carrozzoni burocratici, ma definire responsabilità chiare tra gli enti proprietari, fissare standard operativi uniformi e stanziare risorse pluriennali e dedicate, nettamente distinte da quelle impiegate per cantierizzare nuove tratte. Una ciclovia è un’opera che finisce quando chiude il cantiere, ma è un servizio che comincia proprio quando quel cantiere viene smontato. Il suo valore reale si calcola nel numero di persone che la pedalano e nel reddito che genera per le economie locali».
La Puglia fa leva su un’eredità tecnica già consistente: sulla sola Ciclovia dell’Acquedotto Pugliese sono stati ultimati circa 200 chilometri a fronte di quasi 48 milioni investiti e altri 150 chilometri in progettazione; sulla Ciclovia Adriatica sono operativi da giugno i 66 chilometri compresi tra Lesina e Manfredonia (finanziati con oltre 24 milioni), cui si sommano ulteriori sei milioni di euro Fsc per 15 chilometri nell’agro sipontino, a completamento di un circuito che vanta già 146 chilometri di percorsi urbani, 74 chilometri in fase di studio e 24 velostazioni finanziate con 6,3 milioni.
Il piano regionale di governo della rete integrerà inoltre strumenti avanzati di monitoraggio, quali un catasto digitale su base Gis, sistemi di ispezione programmata, varchi contabiciclette permanenti e piattaforme per la segnalazione rapida dei disservizi da parte dell’utenza. Nel pomeriggio i lavori sono proseguiti attraverso cinque tavoli operativi dedicati a governance, intermodalità treno-bici, narrazione digitale dei percorsi, integrazione paesaggistica e modelli d’impresa sostenibili, con l’obiettivo di tradurre le proposte dal basso in bandi e atti deliberativi a presidio dello sviluppo verde pugliese.





