La notizia della trattativa in esclusiva fra Mediocredito centrale con Credito Emiliano per la cessione delle partecipazioni detenute in Banca del Mezzogiorno Banca, ha destato non poche preoccupazioni nel mondo politico pugliese.
Mcc detiene il 96,8% di Bdm Banca, cioè la ex Banca popolare di Bari e sapere che è in atto una trattativa esclusiva con Credem che ha il suo core business in Emilia Romagna crea qualche problema, ricordando che c’è sempre una vasta platea di piccoli azionisti, 70mila circa, che attendono ristori, dato che il valore delle loro azioni è crollato dopo il default della gestione Jacobini.
Credem a sua volta ha già fatto sapere che un’eventuale acquisizione permetterebbe all’istituto «di valorizzarne le importanti professionalità e il presidio territoriale, fortemente radicato in regioni quali Abruzzo e Basilicata, dove Credem non è attualmente presente in modo significativo, e in Campania e Puglia, dove l’operazione darebbe vita a un player bancario di riferimento per il Sud Italia, con quote di mercato comprese tra l’8% e il 12%». Ma si tratta di buoni propositi tutti da verificare.
Il primo a intervenire il senatore barese di Fratelli d’Italia, Filippo Melchiorre, componente della Commissione d’inchiesta sul sistema bancario, finanziario e assicurativo, che ha chiesto «l’audizione urgente dei vertici di Credem al fine di approfondire le prospettive dell’operazione e le ricadute sul sistema economico e sociale dei territori interessati. La possibile acquisizione di Bdm Banca rappresenta un passaggio di grande rilevanza, soprattutto per la Puglia e per le altre regioni nelle quali l’istituto è storicamente presente. Parliamo di una banca che, con le sue 218 filiali e circa 2.000 dipendenti, svolge un ruolo significativo nel sostegno a famiglie, imprese e attività produttive locali. La priorità deve essere la tutela dei correntisti, dei clienti, dei lavoratori e dell’economia del territorio. È fondamentale comprendere quali siano le strategie industriali del potenziale acquirente, quali garanzie intenda offrire in merito alla continuità dei servizi bancari, al mantenimento dei livelli occupazionali e alla presenza degli sportelli. Non possiamo dimenticare la vicenda che ha coinvolto l’ex Banca Popolare di Bari e le aspettative ancora aperte di migliaia di ex azionisti».
Su questo punto insiste il vicepresidente nazionale dei 5 Stelle, il senatore Mario Turco: «Chiediamo al Governo di destinare una quota del valore realizzato attraverso la vendita di BdM Banca al ristoro dei piccoli azionisti danneggiati e alla definizione transattiva dei contenziosi ancora pendenti. Dopo il risanamento realizzato con l’intervento pubblico non sarebbe accettabile che il valore recuperato attraverso la privatizzazione venisse interamente destinato ad altri obiettivi, lasciando ancora una volta soli i risparmiatori che hanno subito le conseguenze della crisi della vecchia Popolare di Bari. Per questo chiediamo al Governo di prevedere uno specifico strumento, alimentato con una parte delle risorse derivanti dall’operazione, che consenta di riconoscere un ristoro ai piccoli azionisti e, laddove vi siano giudizi ancora pendenti, di favorirne la definizione attraverso accordi transattivi».
Sulla questione interviene anche il consigliere regionale Pd, Ubaldo Pagano: «Non è in discussione la solidità di Credem, è in discussione una scelta politica del Governo che, attraverso il Ministero dell’Economia, sta pesando sulla decisione e che è evidentemente disposto a rinunciare a un presidio finanziario nel Sud. Se l’operazione dovesse concludersi positivamente, mi aspetto quantomeno che si chiedano garanzie vincolanti, e non semplici dichiarazioni d’intenti, sul mantenimento delle 220 filiali al Sud, dei circa 2.300 dipendenti e della sede a Bari, e sul sostegno al credito per le PMI meridionali. E, non di meno, che non si dimentichino gli oltre 70.000 azionisti azzerati nel 2019, che ancora attendono giustizia. Lo Stato ha speso 1,6 miliardi di euro per salvare l’ex Popolare di Bari con l’obiettivo dichiarato di farne la banca pubblica del Mezzogiorno ma se le decisioni sul credito a famiglie e imprese pugliesi verranno prese a Reggio Emilia, dovremo considerare sconfessato e archiviato il progetto originario».
