È più di una voce. La premier Giorgia Meloni e la sorella Arianna potrebbero essere candidate in Puglia alle prossime Politiche. La presidente del Consiglio nel collegio di Bari alla Camera e Arianna, capo della segreteria politica di Fratelli d’Italia, nella circoscrizione Senato.
Con l’avvicinarsi della tornata elettorale iniziano a circolare ipotesi sulle possibili candidature. La notizia non è un azzardo, è comparsa sulle agenzie di stampa nella tarda serata di ieri, con un commento: «Da Fratelli d’Italia frenano decisamente», aggiungendo però «anche solo per scaramanzia…», visto che mancano parecchi mesi alle elezioni. Ma la notizia ha cominciato a correre in tutta la regione. E la particolare attenzione che la premier ha riservato alla regione da tempo fa intendere quanto la Puglia conti sullo scacchiere nazionale. Proprio a Bari, come è noto, la premier ha voluto festeggiare la longevità del suo Governo immersa in un bagno di folla. Ed oggi, con il senno di poi, appare più chiara quella scelta in funzione di questa nuova indiscrezione. Per il momento, però, si tratta di ipotesi.
Per quanto riguarda il percorso della nuova legge elettorale, invece, il mood prevalente nella maggioranza è quello di un cauto ottimismo. Ma non manca, comunque, una certa dose di apprensione in vista dei voti sulla legge elettorale in Aula alla Camera che, dalla prossima settimana, segneranno un passaggio decisivo per il destino della legislatura. L’attenzione è massima tanto che la premier anche in Consiglio dei ministri è tornata a fare una chiamata alle armi per serrare le file. Tutti in Aula, senza giustificazioni di sorta per gli assenti. E se sulle pregiudiziali, che si esamineranno l’1 ottobre con un voto segreto, non c’è eccessiva preoccupazione anche dalle parti di FdI, si osserva che quello finale, probabilmente l’8 ottobre, è un «voto delicato».
Occhi puntati, allora su quanti hanno mal digerito le preferenze ma anche sulle donne che, già nel primo passaggio alla Camera, si sono fatte sentire sulle mancate quote di genere per i capolista. D’altra parte, però, nei ragionamenti fuori taccuino, quasi tutti scommettono su un passaggio senza troppi scossoni. Un conto è bocciare un emendamento e un altro è bocciare l’intera legge con il portato di conseguenze che avrebbe anche e proprio per come la premier ha posto la questione.
