Parte il valzer dei nuovi direttori di Dipartimento della Regione Puglia, ma le caselle politicamente più delicate restano ancora occupate dai vertici uscenti. La Giunta Decaro ha approvato la nuova architettura amministrativa nata dalla revisione del modello «Maia 2.0», nominando 13 capi Dipartimento, i segretari generali della Presidenza e della Giunta e il responsabile dell’attuazione del programma. Una rivoluzione soltanto parziale, però.
Sui settori più esposti, a cominciare dalla Sanità, il presidente sceglie di non forzare la mano e rinvia le decisioni definitive. Il segnale più forte arriva proprio dal Dipartimento Salute e Benessere, dove viene prorogato Vito Montanaro. Toccherà ancora a lui governare la macchina sanitaria pugliese nel passaggio più difficile degli ultimi anni: il disavanzo da centinaia di milioni di euro, l’aumento dell’Irpef, il piano operativo di risanamento, le carenze di personale, le liste d’attesa e il completamento delle strutture territoriali finanziate dal Pnrr.
Una conferma a tempo, che garantisce continuità ma lascia aperta la partita sulla guida futura del settore più importante e costoso dell’intera amministrazione regionale. Il rinvio non riguarda soltanto la Sanità. Restano in sella, con incarichi prorogati, anche Angelosante Albanese al Bilancio e Affari generali, Gianna Elisa Berlingerio allo Sviluppo economico e Nicola Lopane alla Protezione civile e Gestione delle emergenze. Quattro dipartimenti strategici sui quali la Giunta evita per ora una rottura netta, affidandosi a dirigenti già dentro la macchina regionale.
La nuova fase parte, dunque, con un doppio binario: volti nuovi nei settori da rilanciare, continuità nelle aree dove un cambio immediato rischierebbe di rallentare dossier finanziari, industriali e sanitari già sotto pressione. Tra le nomine spicca quella di Ettore Cinque a segretario generale della Presidenza, con competenze anche sui controlli delle Agenzie, delle società partecipate e sulla certificazione delle aziende sanitarie. Professore di Economia aziendale, ex assessore al Bilancio e al finanziamento del servizio sanitario della Campania, Cinque rappresenta l’innesto tecnico più pesante. Il suo arrivo rafforza la cabina di regia sui conti pubblici e, soprattutto, sulla verifica degli equilibri economici delle Asl: un controllo esterno al Dipartimento guidato ancora da Montanaro che lascia intravedere la volontà di Palazzo di stringere la morsa sulla spesa sanitaria.
All’Agricoltura arriva Antonella Bisceglia, mentre Pompeo Colacicco assume Ambiente e Paesaggio e, ad interim, anche Infrastrutture e Mobilità. Annibale D’Elia viene confermato alla guida del maxi Dipartimento Cultura, Istruzione, Turismo e Diritti civili. Francesco Cupertino, già rettore del Politecnico di Bari, prende Lavoro e Formazione e temporaneamente anche la Transizione digitale. Pasquale Orlando guiderà Programmazione e fondi vincolati, Valentina Romano il Welfare, Vito Antonacci il Personale. Nicola Paladino sarà il nuovo segretario generale della Giunta, mentre Roberto Covolo, uomo cresciuto nelle politiche giovanili di Minervini e nella struttura del Comune di Bari, avrà il compito di coordinare l’attuazione del programma di governo. Michele Abbaticchio è invece destinato a diventare consigliere del presidente per i rapporti tra Giunta e Consiglio, la pianificazione strategica, la programmazione economico-finanziaria e le relazioni con gli enti locali.
Decaro ridisegna così la prima linea amministrativa, ma evita per ora lo scontro sulle poltrone più sensibili. La partita vera, soprattutto sulla Sanità, è soltanto rinviata. Montanaro resta al comando, mentre Cinque viene collocato nella torre di controllo dei conti. Una convivenza che fotografa la prudenza del governatore: nessun vuoto di potere nel pieno dell’emergenza finanziaria, ma nemmeno una fiducia senza condizioni.
