Le amministrative arrivano in Puglia in un momento politicamente delicatissimo. Non sono ancora un referendum sulla giunta regionale guidata da Antonio Decaro, ma rappresentano comunque il primo vero test politico del nuovo ciclo inaugurato dopo le Regionali. E soprattutto misurano quanto il consenso del centrosinistra riesca a reggere all’impatto con la realtà di governo. Per mesi il «modello Decaro» è stato raccontato come la possibile formula capace di tenere insieme Pd, civiche e Campo largo. Poi però è arrivata la sanità. Il buco da oltre 349 milioni, il rischio commissariamento, l’aumento dell’Irpef e una stagione di tagli e sacrifici che ha improvvisamente spostato il clima politico dal consenso alla gestione dell’emergenza.
Ed è qui che si apre il primo interrogativo politico. È stato un errore accelerare, proprio a ridosso del voto amministrativo, sia sull’aumento delle tasse sia sulla partita delle nomine dei nuovi direttori generali della sanità? Nel centrosinistra più di qualcuno, anche se lontano dai riflettori, teme che la scelta di affrontare contemporaneamente due dossier così impopolari possa trasformarsi in un boomerang elettorale. Perché le tasse colpiscono trasversalmente cittadini, professionisti e ceto medio, mentre la sanità resta il nervo più scoperto della politica pugliese. E l’immagine di una Regione impegnata a nominare manager sanitari mentre chiede sacrifici ai contribuenti rischia di alimentare ulteriormente malumori e diffidenze.
Decaro ha scelto la linea della responsabilità istituzionale, tentando di mostrarsi più governatore che leader di partito. Poche piazze, pochissima campagna elettorale, presenza ridotta al minimo. Una scelta coerente con il momento, ma che ha lasciato i candidati del centrosinistra spesso senza una vera locomotiva politica regionale. Del resto il presidente sa bene che qualsiasi bagno di folla, mentre si annunciavano aumenti fiscali e tagli di bilancio, avrebbe rischiato di trasformarsi in un autogol mediatico. Ma le Comunali fanno emergere anche un’altra crepa politica, forse ancora più delicata: quella tra Michele Emiliano e Decaro. I due leader che per anni hanno rappresentato le due anime complementari del centrosinistra pugliese oggi appaiono entrati in una fase di freddezza e progressiva collisione politica. Una rottura mai ufficializzata apertamente, ma sempre più evidente nei fatti, nelle scelte e negli equilibri costruiti attorno al nuovo potere regionale.
Decaro ha progressivamente smontato il sistema «emilianeo», cambiando uomini, metodo e stile di governo. Emiliano, dal canto suo, osserva da fuori una stagione politica nella quale il suo peso appare ridimensionato. Il punto, però, è capire quali conseguenze potrà produrre questa distanza tra i due. Perché Emiliano conserva ancora relazioni, consenso personale e pezzi di classe dirigente distribuiti nei territori. E un centrosinistra pugliese diviso tra decariani ed ex emilianiani rischia di indebolirsi proprio mentre affronta una fase economicamente e politicamente più difficile. Finora entrambi hanno evitato lo scontro frontale. Ma la sensazione è che il vero banco di prova arriverà dopo le amministrative, quando si aprirà la lunga marcia verso le Politiche del 2027 e soprattutto verso la costruzione del futuro gruppo dirigente regionale.
Lì si capirà se prevarrà una convivenza armata oppure una resa dei conti definitiva dentro il campo progressista pugliese. Eppure, nonostante le difficoltà del centrosinistra, il centrodestra continua a non riuscire a trasformare la crisi altrui in un’alternativa credibile. Le divisioni interne restano profonde. In Fratelli d’Italia la tregua tra area meloniana e area fittiana appare fragile, soprattutto in Puglia dove il peso politico degli uomini vicini a Raffaele Fitto continua a farsi sentire nonostante il suo trasferimento a Bruxelles. Le tensioni attorno alla gestione del partito regionale da parte del sottosegretario Marcello Gemmato non sono mai realmente rientrate.
Anche Forza Italia vive una fase complicata, tra ambizioni personali, congressi congelati e pressing interno sulle candidature future. Così il centrodestra rischia di arrivare alle prossime sfide elettorali ancora prigioniero delle proprie correnti e incapace di esprimere una leadership regionale forte e riconoscibile. Per questo le amministrative pugliesi assomigliano più a una pausa di riflessione che a una resa dei conti definitiva. Ma dietro i risultati delle urne si stanno già ridisegnando leadership, alleanze e rapporti di forza destinati a pesare sulle Politiche del 2027. E da martedì, sia nel centrosinistra che nel centrodestra, nessuno potrà più permettersi di restare fermo.
