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Invecchiamento e longevità, una nuova prospettiva sul ruolo dei mitocondri: lo studio della Lum

Una review scientifica condotta dalla professoressa Anna Pica della Lum in collaborazione con il National Institute on Agin

Invecchiamento e longevità, una nuova prospettiva sul ruolo dei mitocondri: lo studio della Lum

Comprendere perché alcune persone invecchiano mantenendo salute e autonomia, mentre altre sviluppano precocemente fragilità e malattie croniche, è una delle principali sfide della ricerca biomedica. Una nuova review pubblicata sulla prestigiosa rivista Nature Metabolism dalla professoressa Anna Picca, docente dell’Università LUM Giuseppe Degennaro, e dal professore Luigi Ferrucci, direttore scientifico del National Institute on Aging (Nih, Usa), mette in luce uno dei meccanismi biologici più promettenti nello studio della longevità: il controllo della qualità dei mitocondri (Mitochondrial Quality Control, Mqc).

Tradizionalmente definiti le “centrali energetiche” della cellula, i mitocondri sono oggi riconosciuti come molto più di semplici produttori di energia. Questi organelli svolgono infatti un ruolo centrale nel coordinare il metabolismo cellulare, regolare la risposta allo stress, modulare l’infiammazione, controllare la morte cellulare e favorire la comunicazione tra i diversi compartimenti della cellula. Il loro corretto funzionamento è quindi essenziale per preservare l’equilibrio dell’organismo durante tutto l’arco della vita.

I processi

Con l’invecchiamento, i mitocondri sono esposti a un progressivo accumulo di danni dovuti allo stress ossidativo e alle continue richieste energetiche cui sono sottoposti. Per evitare che questi difetti compromettano la funzionalità cellulare, l’organismo dispone di un articolato sistema di sorveglianza capace di identificare, riparare o eliminare gli organelli danneggiati, sostituendoli con nuovi mitocondri efficienti.
Questo complesso sistema prende il nome di controllo di qualità mitocondriale e comprende diversi processi strettamente integrati: la proteostasi mitocondriale, che garantisce il corretto mantenimento delle proteine; i meccanismi di fusione e fissione, attraverso i quali i mitocondri modificano continuamente forma e organizzazione per adattarsi alle esigenze metaboliche; la biogenesi mitocondriale, responsabile della formazione di nuovi organelli; e la mitofagia, un sofisticato processo di riciclo che elimina selettivamente i mitocondri non più funzionali.

Lo scenario

La review evidenzia come la longevità non dipenda dal numero dei mitocondri presenti nelle cellule, ma soprattutto dalla loro efficienza e dalla capacità dell’organismo di mantenerne elevata la qualità nel tempo. Quando questo sistema di controllo perde efficacia, i mitocondri difettosi tendono ad accumularsi, producono meno energia e rilasciano segnali che favoriscono infiammazione cronica, alterazioni metaboliche e progressivo deterioramento dei tessuti.

Secondo gli autori, questa perdita di efficienza rappresenta uno dei meccanismi biologici comuni a molte patologie associate all’invecchiamento, tra cui diabete di tipo 2, sindrome metabolica, sarcopenia, fragilità dell’anziano e declino della funzione immunitaria. Anche l’immunosenescenza, ovvero la progressiva riduzione dell’efficacia del sistema immunitario con l’età, appare strettamente collegata all’alterazione della funzione mitocondriale.

Uno degli aspetti più innovativi della review riguarda la visione dei mitocondri come autentici “sensori” dello stato di salute cellulare. Oltre a produrre Atp, essi comunicano costantemente con il nucleo, il reticolo endoplasmatico e il sistema immunitario attraverso una fitta rete di segnali molecolari. Il mantenimento di questa comunicazione è fondamentale per garantire l’omeostasi cellulare; quando il dialogo si interrompe, aumenta il rischio di disfunzioni che accelerano i processi di invecchiamento.

Le evidenze raccolte negli studi sui centenari suggeriscono che uno dei fattori distintivi delle persone che raggiungono età molto avanzate in buona salute sia proprio la capacità di preservare un efficace controllo della qualità mitocondriale.

L’obiettivo, sottolineano gli autori, non è impedire il verificarsi del danno cellulare, inevitabile nel corso della vita, ma mantenere efficienti i meccanismi che ne consentono il riconoscimento, la riparazione e l’eliminazione.

La review dedica ampio spazio anche alle prospettive terapeutiche. Tra gli approcci più promettenti figurano molecole in grado di stimolare il metabolismo energetico, come gli attivatori di AMPK, i precursori del NAD+ e l’urolitina A, insieme alle nuove strategie di geroterapia. Accanto agli interventi farmacologici, gli autori ribadiscono il ruolo fondamentale dello stile di vita: esercizio fisico regolare e restrizione calorica rappresentano ancora oggi gli strumenti più efficaci per favorire la biogenesi mitocondriale e stimolare la mitofagia. Sebbene molti di questi approcci abbiano già fornito risultati incoraggianti nei modelli sperimentali, saranno necessari ulteriori studi clinici per definirne pienamente efficacia e sicurezza nell’uomo.

Il messaggio che emerge dalla pubblicazione è chiaro: non esiste una singola molecola capace di rallentare l’invecchiamento. La sfida della medicina della longevità consiste piuttosto nel preservare l’efficienza dei sistemi di manutenzione cellulare, consentendo ai mitocondri di adattarsi continuamente agli stimoli metabolici e ambientali. Questa prospettiva ridefinisce anche il concetto stesso di longevità. L’obiettivo non è soltanto vivere più a lungo, ma prolungare gli anni vissuti in buona salute, mantenendo autonomia, efficienza metabolica e capacità di risposta agli stress fisiologici. In questo scenario, il controllo della qualità mitocondriale si conferma uno dei principali bersagli della geroscienza, la disciplina che studia i meccanismi biologici dell’invecchiamento per promuovere un invecchiamento sano e una maggiore aspettativa di vita in salute.