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Veglie, torna lo spettro de “La Fenice” sulle mense scolastiche

Veglie, torna lo spettro de “La Fenice” sulle mense scolastiche

Commissione mensa sul piede di guerra, dopo lo scandalo esploso a livello provinciale con l’operazione della guardia di finanza sull’olio adulterato che sarebbe stato spacciato per extravergine e utilizzato nelle mense gestite dalla ditta La Fenice. Il servizio di refezione scolastica partirà tra pochi giorni, ma i genitori chiedono trasparenza su chi lo gestirà.

Il caso

Le prime segnalazioni da parte della Commissione mensa cittadina su presunte irregolarità nella preparazione e distribuzione dei pasti, risalgono a febbraio 2024, inviate tramite pec al Comune. Nessuna risposta sarebbe giunta dall’amministrazione, che in una delibera giudicò il servizio «pienamente soddisfacente». Tra settembre 2024 e marzo 2025 la Commissione non venne rinnovata, lasciando sei mesi di servizio senza vigilanza. Con la nomina di marzo 2025, i genitori hanno avviato controlli serrati, segnalando: mancanza di prodotti biologici e a km0, pesce scongelato a temperatura ambiente e non conforme alle zone Fao, carne trita non lavorata in giornata, porzioni inadeguate, personale sotto organico, norme igieniche non sempre rispettate.

Ogni rilievo è stato protocollato, ma, secondo i genitori, le contestazioni del Comune alla ditta sono apparse più «atti di autotutela» che reali misure a difesa dei bambini. La Giunta, il primo agosto, ha poi revocato il bando ed escluso La Fenice, provvedimento che i genitori definiscono «atto dovuto» visto il materiale prodotto: «98 pagine tra verbali e relazioni che avrebbero giustificato la rescissione già mesi fa», dicono.

La richiesta

La Commissione chiede ora accesso a tutta la documentazione dal 2019, dettagli sulle penalità applicate e chiarimenti sul caso olio. È pronto anche un modulo per mettere in mora il Comune e richiedere un rimborso parziale delle quote versate dalle famiglie. Intanto il Comune ha affidato per 5 anni il trasporto scolastico a La Fenice, per oltre 600mila euro. I genitori, tramite la Commissione mensa, vogliono scongiurare l’affidamento temporaneo anche dei pasti alla stessa ditta.