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Letizia Moratti presenta il suo libro a Lecce: «La politica torni a occuparsi dei problemi veri» – L’INTERVISTA

L’ex ministra ripercorre vita pubblica e privata, dagli incarichi istituzionali al legame con San Patrignano: «L’Europa ritrovi il proprio ruolo»

Letizia Moratti presenta il suo libro a Lecce: «La politica torni a occuparsi dei problemi veri» – L’INTERVISTA
Letizia Moratti con la sindaca di Lecce, Adriana Poli Bortone

I sogni non sono esercizi di fantasia, ma obiettivi da costruire passo dopo passo. È il filo conduttore che attraversa L’importanza di credere nei sogni (Solferino), il libro di Letizia Moratti presentato ieri nell’ex Convento degli Agostiniani a Lecce. Nel volume si fa luce sulle tappe fondamentali della sua carriera pubblica e politica: la presidenza Rai e la leadership nell’emittente pubblica; prima donna sindaca di Milano, guidando la città verso la storica e vincente candidatura per Expo 2015, evento che ha trasformato radicalmente il volto e l’attrattività della metropoli lombarda; fino agli incarichi internazionali, con il suo attuale impegno nel Parlamento europeo.

A dialogare con l’autrice su queste riflessioni e sulla capacità dell’Italia di unirsi attorno a grandi obiettivi strategici la sindaca di Lecce, Adriana Poli Bortone, e Rosario Tornesello, direttore del Nuovo Quotidiano di Puglia, che ha moderato l’incontro.

Il libro ripercorre in modo avvincente e inedito la storia personale e il lungo percorso istituzionale di Letizia Moratti. Dalla sua infanzia e formazione al profondo legame con il marito Gian Marco, scomparso nel 2018, fino alla vita familiare, alla fede e alla nascita della comunità di San Patrignano. La narrazione non celebra solo imprese straordinarie, ma soprattutto i gesti quotidiani che rivelano l’autenticità dell’esperienza umana: l’amore, il servizio, la capacità di rialzarsi nelle difficoltà. La testimonianza offerta diventa così un invito a guardare il mondo con benevolenza, a considerare la cura degli altri come una forma piena di vita e a riconoscere nella fragilità accolta una possibile forza.

Onorevole Moratti, come nasce questo libro?

«È un libro che vuole essere il racconto di una vita fatta di tante esperienze, di tanti risultati, ma anche di tanto impegno e di tanta fatica. Mi auguro che soprattutto per i giovani possa essere uno stimolo a capire che gli obiettivi si raggiungono con determinazione e con impegno e che non bisogna avere paura dei momenti di difficoltà. È importante continuare a credere nei propri obiettivi e andare avanti».

Riguardo al successo dell’Expo, lei sottolinea che in quell’occasione l’Italia fece veramente squadra con Berlusconi, Prodi e D’Alema che si mossero con lo stesso obiettivo, portare in Italia l’Esposizione Universale. È possibile riproporre una simile sinergia nella politica attuale?

«Io me lo auguro. Sicuramente lo scenario politico dei nostri giorni è difficile e complicato, ma si può e si deve lavorare per progetti comuni, come migliorare la situazione lavorativa e la condizione dei giovani. Stiamo vivendo un momento in cui si percepisce una distanza tra la politica e le tematiche quotidiane».

La sua è spesso una riflessione critica sull’Europa.

«Deve recuperare il ruolo che ha perso. Oggi ha una governance vecchia e non coerente con le trasformazioni del mondo. Noi abbiamo bisogno dell’Europa, senza l’Europa non andiamo da nessuna parte, ma servono riforme profonde e il coraggio di riprendere il cammino verso una Costituzione europea».

La spaventano gli echi dell’onda nera che dalla Sassonia-Anhalt si proiettano sull’Europa?

«Io credo che più che preoccuparsi degli altri bisogna concentrarsi sui bisogni fondamentali dei cittadini: la sicurezza e il carovita. Se la politica riuscirà a occuparsi di questi due punti fondamentali, le basi democratiche della nostra governance saranno al sicuro».

Ritiene che l’ascesa di Futuro Nazionale e del generale Vannacci possano indebolire la coalizione di centrodestra?

«Questo governo è solido e sta facendo tanto per il Paese, dobbiamo spiegare alla gente che non deve avere paura del futuro, altrimenti si lascia spazio a persone incapaci di produrre soluzioni concrete e al populismo».

Spesso l’hanno dipinta come una sorta di «Lady di Ferro», si riconosce in questa etichetta?

«No, come emerge dal libro non mi riconosco in quell’etichetta. Sono timida e sentivo il bisogno di raccontare anche il mio lato personale: l’amore per la vita, il lavoro di squadra, lo stare con gli altri. Parlo volentieri del legame con la comunità di San Patrignano, di cui sono sostenitrice storica e sono stata cofondatrice con mio marito Gian Marco. Lì trovano spazio valori come solidarietà, dedizione, speranza e rinascita».

Qual è il messaggio che rivolge alle donne?

«Noi abbiamo una marcia in più. In un mondo dove gli uomini cercano la conquista, noi possiamo offrire cura».