Purtroppo non ha raggiunto il quorum delle 50mila adesioni la raccolta firme promossa dai familiari di Noemi Durini, la 16enne salentina uccisa il 3 settembre del 2017 dal suo fidanzato Lucio Marzo – anch’egli minorenne all’epoca dei fatti -, volta a impedire la concessione di permessi premio e benefici penitenziari per i responsabili di femminicidio e delitti efferati contro le donne.
L’iniziativa della mamma di Noemi, Imma Rizzo, si è fermata a quota 30mila firme. La raccolta era stata avviata lo scorso 24 febbraio. I promotori ora contano sul fatto che la legge arriverà ugualmente in discussione alle Camere per iniziativa di un parlamentare.
«Mia figlia è sottoterra e non tornerà mai più mentre il suo assassino respira aria di libertà. Lo stesso che ha deciso per la sua vita, che ha deciso di distruggere i suoi sogni. È un insulto alla memoria di Noemi», commenta Imma Rizzo. «Chi ha tolto la vita con lucidità e crudeltà deve sapere che la libertà non sarà più sua perché le ali che ha spezzato non torneranno più a volare», afferma la donna.
Accanto a Imma Rizzo, in questa battaglia, c’è il suo legale Valentina Presicce. «Ho deciso di scrivere la proposta di legge “Noemi Durini” dopo la lettura di quasi 200 pagine di permessi premio concessi a Lucio Marzo, concessi sulla base di valutazioni considerate positive, ma i fatti hanno dimostrato altro – afferma l’avvocata – durante uno di questi permessi Lucio Marzo è stato fermato ubriaco alla guida, e ha avuto permessi anche dopo essere risultato positivo ai cannabinoidi o per motivazioni difficili da comprendere, come recarsi alle urne per votare nonostante l’interdizione dai pubblici uffici, o poter assistere alle partite del Cagliari o la frequentazione con una ragazza».
La proposta di legge “Noemi Durini” «non è solo un atto formale ma un grido di dolore, una richiesta di giustizia, una battaglia di civiltà», conclude.
