Diciotto anni di scavi e una città antica che continua a restituire nuove storie. È il bilancio della XVIII campagna di ricerca nell’antica città romana di Aquinum, dove gli archeologi dell’Università del Salento hanno portato alla luce due reperti di particolare interesse: un cippo decorato con le figure di un bue, un montone e un maiale e un altare votivo in marmo legato al culto imperiale. Le scoperte sono state presentate sabato scorso a Castrocielo, in provincia di Frosinone, nel corso del “Weekend dell’Archeologia” che ha concluso la campagna 2026.
Il cippo
Il primo reperto racconta una pratica religiosa profondamente radicata nella società romana. Si tratta di un cippo riccamente decorato con ghirlande, festoni e bucrani, sul quale sono raffigurati i tre animali protagonisti del suovetaurilium, uno dei più solenni riti della religione romana: un maiale, un ovino e un toro.
Il manufatto, probabilmente recante il nome del dedicante Caius Ammius Cammarus, è stato rinvenuto in una posizione che non corrisponde alla sua collocazione originaria. In epoca successiva era infatti stato riutilizzato come lastra della pavimentazione in corrispondenza di uno dei principali incroci della città. Proprio il riuso rende più complessa l’interpretazione del monumento. Le immagini dei tre animali potrebbero richiamare un sacrificio di purificazione, una consacrazione oppure la delimitazione rituale di uno spazio, ma gli archeologi mantengono prudenza, in attesa di ulteriori elementi che consentano di ricostruirne con certezza la funzione originaria.
L’altare votivo
Ancora più significativo sul piano della vita religiosa della colonia è il secondo ritrovamento. Un nuovo frammento di un altare votivo in marmo ha permesso di ricomporre una parte dell’iscrizione, finora conosciuta solo parzialmente, e di identificare le divinità alle quali era dedicato: il Genio di Augusto, i Lari di Augusto e il Genio della Colonia.
A commissionare l’altare fu Manius Popidius Anteros, un facoltoso liberto che ricopriva il ruolo di seviro augustale. Il monumento costituisce così una testimonianza del rapporto tra culto imperiale e identità della comunità cittadina, mostrando come la devozione verso la casa imperiale fosse integrata nella vita pubblica della colonia. «Dopo diciotto anni di ricerche, Aquinum continua a sorprenderci», ha sottolineato Giuseppe Ceraudo, direttore scientifico degli scavi. L’obiettivo, ha spiegato, non è soltanto restituire agli studiosi i risultati delle campagne archeologiche, ma condividere con la comunità «l’emozione della scoperta», aprendo il cantiere al pubblico.
La lastra e i restauri
Le novità emerse nel 2026 non si fermano ai due reperti presentati durante il “Weekend dell’Archeologia”. Nel teatro romano è stata individuata una lastra con la formula FVL(GVR) C[ONDITVM], collegata al rito con cui i Romani seppellivano e consacravano un luogo colpito da un fulmine. Una testimonianza rara, che potrebbe indicare come un evento atmosferico fosse stato interpretato come un segno della volontà divina e avesse avuto conseguenze sul destino dell’edificio. Nel corso dell’iniziativa sono stati presentati anche i restauri di cinque teste marmoree, tra cui il cosiddetto Cesare di Aquinum e un ritratto attribuito a Druso Maggiore. Un ulteriore tassello di un progetto che, anno dopo anno, sta contribuendo a restituire un quadro sempre più articolato della colonia romana.
