Non è un nuovo ddl Zan. Ma tra le righe della direttiva europea sulle vittime di reato riaffiorano principi e tutele del testo che nel 2021 incendiò il dibattito italiano. L’Europarlamento ha approvato a larga maggioranza la riforma che rafforza la protezione di chi subisce violenze, stalking, terrorismo o abusi sessuali, introducendo garanzie specifiche anche per le vittime colpite per orientamento sessuale, identità di genere o disabilità.
Nessuna aggravante specifica, come invece prevedeva il decreto legge affossato al Senato cinque anni fa, ma una rete rafforzata di assistenza per le persone più esposte. Tanto è bastato per riaprire la faglia sui diritti civili: Fratelli d’Italia e Lega hanno scelto l’astensione, mentre Forza Italia si è mossa su una linea più sfumata, dividendosi ma finendo in maggioranza per sostenere il testo. Compatte invece le opposizioni – Pd, M5s, Avs e Azione – a sostegno del testo. La riforma delle norme ferme al 2012 sposta il baricentro sulle vittime e non più soltanto sul reato.
Il testo rafforza diritti e tutele dentro e fuori dalle aule di giustizia: supporto psicologico e assistenza lungo tutto il percorso processuale, nuove garanzie sulla privacy, patrocinio gratuito per chi non dispone di mezzi economici sufficienti, tempi più rapidi per i risarcimenti. La direttiva crea inoltre una rete europea di assistenza accessibile online e il numero unico 116 006. Per le vittime considerate più vulnerabili sono previsti percorsi personalizzati e, nei casi di violenza sessuale, un accesso facilitato ai servizi sanitari: dalla contraccezione d’emergenza all’aborto sicuro.
Ma la miccia è il riferimento all’identità di genere, inserito con un emendamento. Un’impostazione che richiama da vicino l’articolo 6 del ddl Zan, che puntava a riconoscere donne e persone Lgbt come soggetti vulnerabili nei procedimenti giudiziari. «Oggi festeggiamo un passaggio storico», ha esultato lo stesso Alessandro Zan, oggi eurodeputato e relatore ombra del testo per i Socialisti. Parole che hanno innescato l’immediata reazione della Lega, secondo cui «non è stato introdotto alcun nuovo reato o aggravante, solo standard minimi di assistenza alle vittime». Sulla riforma europea, ha rincarato FdI, pesa «la forzatura gender della sinistra» che ha reso impossibile per entrambe le delegazioni dei due partiti di maggioranza sostenere il provvedimento. Diversa invece la posizione di Forza Italia che, in linea con la tradizionale postura sui diritti civili, ha sostenuto la direttiva con i voti di Caterina Chinnici e Giusi Princi, pur registrando l’astensione di Marco Falcone e il voto contrario di Massimiliano Salini, al pari del leader di Futuro nazionale, Roberto Vanancci. A favore si è espresso anche Herbert Dorfmann, esponente della Svp altoatesina federato con gli azzurri alle Europee. La direttiva dovrà ora essere formalmente adottata dai Paesi Ue prima del recepimento nei singoli ordinamenti nazionali. Il governo ha già preparato l’argine. L’Italia recepirà la parte sul genere «secondo il proprio ordinamento nazionale, che distingue in base al sesso biologico», hanno chiarito i meloniani.
