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Usa-Iran: i negoziati di Ginevra proseguono tra smentite e caos a Hormuz

Un percorso ostacolato anche dal premier israeliano Benjamin Netanyahu, che ha avvisato: «Con l’Iran non è ancora finita»

Usa-Iran: i negoziati di Ginevra proseguono tra smentite e caos a Hormuz

I negoziati tra Stati Uniti e Iran proseguono in un clima di profonda incertezza. Dopo l’ottimismo del primo round di colloqui a Ginevra, sono emerse smentite incrociate che minano la stabilità del dialogo. Nel frattempo, il Segretario di Stato americano Marco Rubio è volato in Medio Oriente per rassicurare gli alleati del Golfo e blindare il cessate il fuoco tra Israele ed Hezbollah in Libano, considerato il primo vero banco di prova per un’intesa con gli ayatollah. Un percorso ostacolato anche dal premier israeliano Benjamin Netanyahu, che ha avvisato: «Con l’Iran non è ancora finita».

A complicare il quadro sono le versioni opposte sui contenuti dell’accordo. Donald Trump ha annunciato che Teheran avrebbe accettato ispezioni nucleari dell’Aiea «all’infinito» e che i 12 miliardi di dollari di fondi iraniani sbloccati sarebbero stati usati per acquistare beni umanitari dagli agricoltori statunitensi. Il regime iraniano, tuttavia, nega su entrambi i fronti, pur avendo incassato la sospensione delle sanzioni sul petrolio per i 60 giorni di durata delle trattative. Il portavoce del ministero degli Esteri di Teheran, Esmail Baghaei, ha escluso ispezioni nei siti danneggiati dai raid americani e israeliani, mentre l’ambasciatore all’Onu Ali Bahreini ha rivendicato la totale autonomia sull’uso dei fondi.

Un altro scontro riguarda lo Stretto di Hormuz. Se gli Usa ne dichiarano la piena e gratuita riapertura, l’Iran annuncia che ne gestirà il transito in modo nuovo, introducendo restrizioni sui transiti giornalieri. Secondo il Financial Times, gli armatori affrontano una forte incertezza a causa di istruzioni contrastanti tra Washington e Teheran, rischiando sanzioni o azioni ostili a seconda della rotta scelta. Intanto, l’Imo ha avviato l’evacuazione di oltre 11.000 marinai bloccati nel Golfo. Nonostante le distanze, il filo del dialogo non si spezza: sono già stati creati quattro gruppi di lavoro ad hoc su sanzioni, nucleare, ricostruzione e monitoraggio del memorandum.