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Dall’Ue ok a 14 miliardi per energia, ma servono interventi su debito e povertà

Dall’Ue ok a 14 miliardi per energia, ma servono interventi su debito e povertà

La possibilità di utilizzare fino a 14 miliardi di euro per affrontare la crisi energetica senza che queste spese pesino sul deficit, la conferma della procedura per deficit eccessivo e una lunga lista di criticità che vanno dal debito pubblico alla sanità, dalla scuola alla produttività, fino alla povertà e al calo delle nascite. Sono queste le principali novità contenute nelle raccomandazioni economiche della Commissione europea all’Italia, un documento che concede margini di manovra sul fronte energetico ma conferma il quadro di fragilità dell’economia nazionale. Bruxelles riconosce che il governo ha rispettato in modo soddisfacente gli impegni assunti sul risanamento dei conti pubblici, ma sottolinea che il Paese continua a soffrire di «squilibri macroeconomici» e di vulnerabilità legate soprattutto all’elevato debito pubblico e alla debole crescita economica. Una valutazione accolta positivamente dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, che ha evidenziato come la Commissione abbia recepito alcune proposte avanzate dall’Italia.

La principale apertura riguarda l’utilizzo della Clausola di Salvaguardia nazionale per la difesa, estesa anche agli interventi energetici. Roma potrà così destinare circa 14 miliardi di euro nel prossimo biennio a misure strutturali per mitigare l’impatto dell’aumento dei prezzi dell’energia senza che tali spese vengano conteggiate nel deficit. Bruxelles precisa però che gli interventi dovranno essere temporanei e mirati, rivolti alle famiglie più vulnerabili e alle imprese energivore, con particolare attenzione all’elettrificazione e allo sviluppo delle energie rinnovabili. Nonostante questa flessibilità, la Commissione ribadisce che il deficit resta sopra la soglia del 3% e invita il governo a mantenere il percorso di correzione dei conti pubblici. Tra le priorità indicate figurano l’attuazione delle riforme previste dal Pnrr e il rafforzamento della spesa per la difesa.

Il rapporto dedica ampio spazio alle debolezze strutturali del Paese. Bruxelles chiede di combattere con maggiore efficacia l’evasione fiscale, ancora particolarmente elevata sull’Iva e tra i lavoratori autonomi, e mette in guardia contro misure assimilabili a condoni fiscali. Sul mercato del lavoro l’Ue denuncia un cuneo fiscale superiore alla media europea, salari reali tra i più penalizzati dal 2019 e un’elevata diffusione di contratti precari, part-time involontari e lavoro temporaneo, fenomeni che colpiscono soprattutto donne, giovani e migranti. Tra le emergenze segnalate figurano anche il crollo delle nascite, considerato una minaccia per la crescita economica e la sostenibilità del sistema pensionistico, la lentezza della giustizia civile e penale e la scarsa produttività. Quest’ultima, secondo Bruxelles, è frenata dalla prevalenza di micro e piccole imprese e dalla limitata presenza di grandi aziende capaci di innovare e competere sui mercati internazionali.

Particolarmente severo il giudizio sul Mezzogiorno, dove i deficit infrastrutturali e la minore dimensione delle imprese continuano a rallentare lo sviluppo. Anche scuola e università finiscono sotto osservazione: l’Italia registra ancora bassi livelli di istruzione terziaria, elevati tassi di abbandono scolastico e difficoltà di inserimento lavorativo dei laureati. Sul fronte sanitario, Bruxelles segnala il peggioramento dell’accesso alle cure, l’allungamento delle liste d’attesa e le profonde differenze territoriali. La Commissione invita inoltre a intervenire sulla carenza di personale e a migliorare le condizioni lavorative dei medici di base e degli operatori dell’emergenza.

A preoccupare maggiormente è infine il quadro sociale. Secondo il rapporto, la povertà assoluta ha raggiunto livelli record, coinvolgendo l’8,4% della popolazione nel 2024 e il 13,8% dei bambini. Il rischio di esclusione sociale resta particolarmente elevato nelle Isole, dove è circa quattro volte superiore rispetto al Nord-Est, confermando un divario territoriale che continua ad allargarsi.