Un netto rifiuto alle aperture diplomatiche giunte da Teheran e la prospettiva di un’ulteriore escalation militare nel Medio Oriente: Donald Trump avrebbe respinto la proposta di tregua presentata dall’Iran, confidando ai propri collaboratori l’intenzione di riprendere le operazioni di bombardamento contro il Paese subito dopo le elezioni di metà mandato. A rivelare lo scenario è il Wall Street Journal, che ha ricostruito le ultime decisioni maturate all’interno dell’amministrazione americana in merito alla gestione delle tensioni con la Repubblica Islamica.
Il no opposto dall’inquilino della Casa Bianca allontana l’ipotesi di un accordo formale, congelando ogni trattativa formale e delineando un sensibile inasprimento della strategia militare Washington al termine della finestra elettorale.
Il piano formulato dalle autorità iraniane puntava a disinnescare la crisi attraverso una serie di concessioni strategiche: la bozza intendeva garantire la riapertura dello Stretto di Hormuz – snodo cruciale per i traffici petroliferi globali – e la parallela ripresa dei negoziati sul nucleare, ponendo come condizione vincolante la completa revoca del blocco economico e commerciale imposto dagli Stati Uniti.
A proposito di Hormuz, il presidente statunitense. ha pubblicato sulla piattaforma Truth Social una mappa in cui lo Stretto viene ribattezzato “Stretto di Trump”. Il tycoon aveva già ipotizzato di dare allo stretto il proprio nome in un post del 2 settembre su Truth Social, sostenendo che l’importante via navigabile fosse “sotto il controllo degli Stati Uniti”. Il mese scorso, Trump aveva inoltre pubblicato una mappa che definiva lo stretto “nuovo territorio statunitense”, pochi giorni dopo aver dichiarato, durante un comizio, che avrebbe rilasciato una dichiarazione in tal senso.
