Una mobilitazione internazionale imponente per sostenere la Colombia nella fase di prima emergenza e nella successiva opera di ricostruzione dopo il devastante terremoto di magnitudo 7,4: sono oltre 1,3 miliardi di dollari le risorse messe a disposizione da organismi multilaterali e governi di tutto il mondo. A darne notizia è stato il vicepresidente José Manuel Restrepo, confermando che numerose nazioni – tra le quali spiccano Stati Uniti, Giappone, Svezia, Turchia, Messico, Ecuador, Brasile, Svizzera ed El Salvador – si sono attivate offrendo non solo aiuti finanziari e materiali, ma anche squadre di soccorso sul campo.
La situazione delle infrastrutture e la riapertura degli aeroporti
Mentre il governo organizza l’impiego dei fondi esteri, la rete dei trasporti prova lentamente a tornare alla normalità. L’Aeronautica Civile ha confermato la riapertura di sei dei sette scali nazionali: le strutture di Cali e Quibdó sono tornate a operare a pieno regime, mentre gli aeroporti di Armenia, Buenaventura e Manizales hanno ripreso le attività commerciali pur garantendo il servizio con precise limitazioni operative per via delle lesioni rilevate. La ministra dei Trasporti Elsa Noguera ha sottolineato i progressi compiuti per ripristinare la mobilità nel Paese, pur confermando che lo scalo Matecaña di Pereira resta aperto esclusivamente ai voli di Stato e umanitari per i danni riportati dalla pista e dalla torre di controllo, una criticità analoga a quella riscontrata a Cartago. Bloccato temporaneamente anche l’aeroporto di Popayán, la cui chiusura è stata tuttavia causata dalle ceneri emesse dal vulcano Puracé.
L’impatto del sisma sulle comunità indigene e i danni nei dipartimenti
Il bilancio del terremoto presenta contorni particolarmente critici per la popolazione nativa. Stando ai dati forniti dall’Organizzazione nazionale indigena della Colombia (Onic), oltre 68.500 indigeni sono stati colpiti direttamente dalla scossa nei dipartimenti di Caldas, Chocó, Quindío, Risaralda e Valle del Cauca. Il report diffuso dall’ente evidenzia come 46 comunità abbiano vissuto un’intensità sismica pari al VI grado della scala Mercalli, registrando quasi 2.600 abitazioni gravemente lesionate. Di fronte al pericolo concreto di frane nelle aree montuose e al rischio rappresentato dalle repliche sismiche, l’organizzazione ha sollecitato un intervento delle autorità centrali mirato alle esigenze specifiche dei territori rurali e dei villaggi indigeni.
Una donna salvata dopo 30 ore sotto le macerie
Una donna è stata salvata a Cali dopo essere rimasta sepolta per 30 ore sotto le macerie del terremoto in Colombia.
«Non riposeremo fino a riuscirci», aveva promesso il sindaco sui social riferendosi agli sforzi in corso da ore per riuscire a estrarre la giovane. Il post era corredato da una foto in cui vedeva il volto di Diana – questo il nome della sopravvissuta – attraverso una fessura aperta tra il cemento armato e i mattoni della struttura crollata. La sua estrazione è stata comunicata con gioia dallo stesso sindaco Alejandro Eder dopo oltre trenta ore di sforzi dei soccorritori per aprire un varco sicuro tra le macerie.
«Grazie a Dio, e grazie a tutti i soccorritori e ai volontari Diana è stata salvata», ha scritto il sindaco in un secondo post. L’estrazione, seguita in diretta dalle tv, è stata accolta da un lungo applauso della popolazione presente e dalla commozione della madre della giovane, che aveva seguito con apprensione i soccorsi fin dall’inizio.
