Home » L’Edicola per l’Italia » Gli stipendi sono sotto l’inflazione: sono aumentati del 2,5% ma la vita rincara al 3%

Gli stipendi sono sotto l’inflazione: sono aumentati del 2,5% ma la vita rincara al 3%

L’Istat certifica che dopo dieci trimestri consecutivi la crescita annua delle retribuzioni registra invece un’inversione di tendenza

Gli stipendi sono sotto l’inflazione: sono aumentati del 2,5% ma la vita rincara al 3%
(Foto di repertorio)

Le retribuzioni contrattuali nel secondo trimestre dell’anno tornano sotto l’inflazione. Da un lato la nuova fiammata dei prezzi, esplosa proprio dai primi mesi dell’anno, dall’altro i diversi rinnovi ancora da chiudere.

È l’Istat a certificare che dopo dieci trimestri consecutivi in cui la crescita annua delle retribuzioni è stata superiore a quella dell’inflazione, nel periodo aprile-giugno si registra invece un’inversione di tendenza: e così i dati dicono che nel secondo trimestre le retribuzioni salgono in media del 2,5% (per il settore privato +2,3% e per la Pubblica amministrazione +2,7%), mentre l’inflazione corre al 3%, sempre su base annua.

Ed è proprio il tema dei contratti e dei salari insieme alla rappresentanza, sia sindacale che datoriale, al centro del confronto avviato da Cgil Cisl e Uil e 14 associazioni imprenditoriali.

La riunione, nella sede di Confindustria, porta intorno ad un unico tavolo le diverse sigle, dopo che i sindacati da una parte (il 17 giugno) e le imprese dall’altra (il 10 luglio) hanno già raggiunto un’intesa tra loro.

L’obiettivo è arrivare ad un nuovo accordo quadro interconfederale, da chiudere entro fine settembre. «La possibilità c’è», dice il vice presidente di Confindustria per il Lavoro e le Relazioni industriali, Maurizio Marchesini.

Con nuove regole messe nero su bianco si punta a contrastare il dumping e gli accordi pirata, misurando e certificando il peso effettivo delle sigle.