La settima giornata di Serie A si è conclusa senza grandi polemiche, ma offrendo sempre nuovi spunti di discussione attorno alle decisioni dei direttori di gara e ai richiami della sala Var di Lissone. A prendersi la scena più di tutte è stata la sfida tra Milan e Atalanta. Analizziamo allora nel dettaglio i casi più rilevanti del turno alla luce del regolamento ufficiale e dei protocolli operativi.
Bologna-Inter, simulazione di Thuram: il regolamento


L’attaccante nerazzurro entra in area di rigore e in un incrocio con Darmian finisce a terra: l’arbitro Doveri lo ammonisce per simulazione, valutando l’atteggiamento del corpo già sbilanciato in avanti prima di un tocco, che c’è, ma che per il Var non è tale da richiamare il direttore di gara.
Il regolamento stabilisce che: “Ci sono differenti circostanze nelle quali un calciatore deve essere ammonito per comportamento antisportivo, incluso se: tenta di ingannare l’arbitro, ad esempio fingendo un infortunio o di aver subito un fallo (simulazione)”, senza quindi specificare che in presenza di un contatto la simulazione non possa sussistere.
Darmian-Thuram, perché il VAR non è intervenuto
Il VAR non può intervenire per revocare una prima ammonizione da protocollo, mentre sul piano dinamico il contatto non è stato ritenuto “negligente”.
Fiorentina-Como, la rete di Liberali convalidata dopo un contrasto a centrocampo: il regolamento


A Firenze c’è un contrasto tra Milla e Pedro Gonçalves prima della rete del Como che sarebbe potuto essere giudicato falloso in campo, ma Di Bello lascia proseguire non giudicandolo negligente e il VAR non interviene.
Il regolamento recita: “Negligenza significa che il calciatore mostra una mancanza di attenzione o considerazione nell’effettuare un contrasto o che agisce senza precauzione. Non è necessario alcun provvedimento disciplinare”.
Milla-Gonçalves, perché il VAR non è intervenuto
Alla luce delle indicazioni della UEFA e della Commissione non è un episodio da richiamo del VAR. Ricordiamo che in APP, ovvero nell’azione d’attacco prima di un gol, la soglia di intervento è ancora più alta per richiamare l’arbitro: il fallo deve essere evidente al 100%.
Milan-Atalanta, i due rigori per falli di mano: il regolamento


La sfida di San Siro è quella che offre più materiale per spiegare il regolamento dietro gli episodi. Ai rossoneri vengono fischiati due rigori dopo due interventi del VAR per altrettanti falli di mano.
Il regolamento indica che: “È un’infrazione (fallo di mano) se un calciatore: tocca il pallone con le proprie mani o braccia quando queste sono posizionate in modo innaturale aumentando lo spazio occupato dal corpo. Si considera che un calciatore stia aumentando lo spazio occupato dal proprio corpo in modo innaturale quando la posizione delle sue mani o braccia non è conseguenza del movimento del corpo per quella specifica situazione o non è giustificabile da tale movimento. Avendo le mani o braccia in una tale posizione, il calciatore si assume il rischio che vengano colpite dal pallone e di essere punito”.
Il concetto fondamentale che guida una decisione su un possibile fallo di mano è quindi essenzialmente l’aumento dello spazio occupato, il che significa che il braccio, per non essere punito, dovrebbe trovarsi in una posizione naturale secondo il regolamento, ovvero posizionato all’interno del perimetro della figura, della sagoma, oppure parallelamente al tronco in modo tale da non aumentare troppo lo spazio occupato. Già quando le braccia hanno un grado di apertura di circa 30-40 gradi sono più soggette a essere sanzionate. Quando c’è un braccio piegato, magari anche istintivamente per proteggersi, ma questo braccio comunque è fuori da quel perimetro, nel regolamento vale la regola per cui il calciatore si assume il rischio che vengano colpite dal pallone e di essere punito.
Molto dipende anche da come arriva il pallone: quando ci si oppone a un tiro o un cross è sicuramente diverso da quando il pallone carambola su un compagno di squadra o su un’altra parte del proprio corpo, oppure viene dall’alto o dal basso. In queste situazioni tendenzialmente non si punisce perché si ritiene giustificabile la posizione del braccio per quella specifica situazione.
Perché è intervenuto il VAR
Essendo le braccia in questa posizione fuori sagoma in entrambi i casi, i contatti diventano punibili e non sanzionarli è stato ritenuto un chiaro ed evidente errore.
Presunto contatto con il braccio non sanzionato a favore dei bergamaschi

L’Atalanta e il tecnico Maurizio Sarri in conferenza reclamano un calcio di rigore per un altro tocco con il braccio non punito. Non ci sono immagini chiare del contatto, ma sempre per la stessa regola appena vista, è la posizione delle braccia a fare la differenza. Trovandosi distese in parallelo al tronco, non sono state considerate come un aumento dello spazio occupato.
Le proteste di Rabiot: il regolamento


Dopo un fallo fischiatogli contro, Rabiot rischia esagerando con le proteste. Viene infatti ammonito e non si ferma neanche con la propria gestualità. Inoltre, dopo aver segnato, esulta guardando l’arbitro Chiffi. Su questa casistica il regolamento prevede che un calciatore titolare debba essere ammonito se proteste con parole o gesti o azioni nei confronti degli ufficiali di gara.
È invece da espulsione secondo il regolamento l’uso di un linguaggio o il compimento di gesti offensivi, ingiuriosi o minacciosi, ovvero ogni condotta che rechi minaccia, offesa, denigrazione o insulto per qualsiasi motivo o configuri propaganda ideologica vietata dalla legge o comunque inneggiante a comportamenti discriminatori. L’uso di linguaggio o di gestualità osceni, volgari, scurrili, come pure di espressioni blasfeme deve compresi in detta previsione normativa.
Rabiot, perché il VAR non è intervenuto
Il VAR può intervenire per far assegnare un’espulsione diretta e non una seconda ammonizione, ma in un caso del genere sono solo gli ufficiali di gara in campo a poter sentire le espressioni dei calciatori e agire di conseguenza. Evidentemente, l’arbitro ha valutato e ritenuto non sufficienti per un altro cartellino le condotte del centrocampista rossonero.
