Un forte e accorato richiamo all’unità delle forze politiche contro ogni forma di odio e intolleranza giunge dalla senatrice a vita Liliana Segre, che con una dichiarazione rilasciata all’ANSA ha espresso profonda ampiezza di vedute per favorire la convergenza parlamentare sul disegno di legge contro l’antisemitismo. Di fronte allo stallo e ai distinguo emersi tra i vari gruppi, la sopravvissuta alla Shoah ha invitato i partiti a superare le contrapposizioni ideologiche per giungere a un voto condiviso, dichiarandosi aperta a una rimodulazione del testo purché si preservi il valore unitario della misura: «Resto incredula di fronte alle divisioni che si stanno manifestando sul DDL contro l’antisemitismo. Ci sono temi sui quali un Paese civile dovrebbe ritrovarsi unito al di là delle logiche di schieramento».
Nel ripercorrere la storia istituzionale della Repubblica e il valore morale dell’antifascismo, Liliana Segre ha citato l’esempio dell’iter normativo guidato da Furio Colombo per l’istituzione del Giorno della Memoria: «Ricordo quando il compianto amico Furio Colombo propose la legge per l’istituzione del Giorno della Memoria. Egli disse subito che per l’Italia, che nel 1938 aveva approvato con voto unanime della Camera fascista le leggi razziali e che con la RSI aveva cooperato attivamente alla Shoah, era un punto d’onore giungere ad approvare all’unanimità il Giorno della Memoria. E grazie alla sua caparbietà e all’intelligente lavoro di mediazione sul testo riuscì a ottenere alla fine, nel 2000, quel voto unanime del parlamento».
Analizzando il clima culturale del Paese, la senatrice ha rimarcato come vi sia ampia condivisione sulla diagnosi del fenomeno e sulla necessità di distinguere il contrasto al pregiudizio dalla legittima dialettica sulle scelte dei governi: «Oggi, stando alle dichiarazioni che ho letto, tutte le principali forze politiche condividono tre convincimenti: che siamo davanti a una ondata di antisemitismo; che questo fenomeno debba essere combattuto non solo per tutelare la minuscola minoranza ebraica ma anche perché è un veleno che inquina la nostra vita democratica; che le nuove disposizioni per il contrasto all’antisemitismo debbano salvaguardare il diritto di critica politica al governo di Israele».
Sul tema della libertà di espressione, la parlamentare ha ribadito il proprio personale percorso di dissenso verso le opzioni strategiche di Tel Aviv: «Quest’ultimo punto mi vede particolarmente attenta, visto che io stessa ho spesso criticato aspramente le posizioni e le scelte degli attuali governanti israeliani, arrivando ad esprimere un sentimento di ‘repulsione’. A mio parere il testo del DDL all’esame della Camera non presenta da questo punto di vista reali criticità. Grazie al buon lavoro svolto in Senato, sono stati eliminati dalla proposta di legge sia i contenuti di carattere penale sia i divieti che comparivano in alcuni dei testi iniziali. Inoltre, il documento dell’IHRA che il DDL assume contiene questa inequivocabile precisazione: ‘Le manifestazioni [di antisemitismo] possono avere come obiettivo lo Stato di Israele perché concepito come una collettività ebraica. Tuttavia, le critiche verso Israele simili a quelle rivolte a qualsiasi altro paese non possono essere considerate antisemite’».
Per facilitare un accordo trasversale senza incrinature, Liliana Segre ha rinnovato l’invito al senso di Stato: «Ciò detto, se per giungere a quella convergenza trasversale che ho sempre auspicato fosse necessario ribadire nel testo il medesimo principio sarebbe il caso di aprirsi a questa inessenziale modifica pur di salvaguardare un esito unitario. Rivolgo un nuovo, accorato appello a tutti i partiti affinché compiano un ulteriore sforzo di generosità e di responsabilità, mettendo da parte ogni speculazione e avendo di mira il superiore interesse del Paese. Nella consapevolezza che una lacerazione su un argomento così sensibile danneggerebbe l’immagine dell’Italia e contribuirebbe ad alimentare un clima di intolleranza e di diffusione dell’odio».
L’intervento ha trovato immediata sponda nelle parole dell’esponente del Partito Democratico Piero Fassino, che ha sollecitato l’Aula ad accogliere il messaggio della senatrice: «I gruppi parlamentari ascoltino le parole della Senatrice Liliana Segre e accolgano il suo appello a un sostegno unitario al ddl antisemitismo. La lotta all’antisemitismo non deve essere una bandiera di parte, ma un impegno unitario per combattere un fenomeno che riguarda gli ebrei, ma anche la tenuta democratica della società. Per questo é un atto di responsabilità democratica accogliere l’Appello della Senatrice Segre».
Di parere radicalmente opposto è la storica dell’ebraismo Anna Foa, firmataria dell’appello promosso da diversi intellettuali ebrei contro la proposta legislativa, che in un’intervista rilasciata al Fatto Quotidiano ha preannunciato un’azione legale contro il testo: «Il ddl antisemitismo passerà, l’unica battaglia che rimane è impugnarla alla Corte costituzionale e sollevare la questione di come verrà applicata sui giornali, guardando ai casi concreti. La legge è sbagliata perché è lo è la definizione da cui parte. È un boomerang che farà aumentare l’antisemitismo invece di combatterlo. Il punto è che un testo considerato buono dieci anni fa non lo è per forza oggi. Ora abbiamo dietro le spalle un genocidio, la minaccia di apartheid per i palestinesi nei Territori occupati e dentro Israele, dove i partiti che li rappresentano vengono esclusi dalla corsa elettorale. Nel 2016, in Israele non era stata ancora varata la legge sul suprematismo ebraico. La situazione attuale è gravissima e questa definizione la alimenta».
Entrando nel merito dei vincoli posti dal provvedimento, l’accademica ha evidenziato la rigidità degli standard interpretativi adottati: «Perché dà a Israele la licenza di fare qualunque cosa, immune dalle critiche. Il problema non è neanche la definizione, ma gli esempi: l’Ihra dice che è antisemitismo paragonare le attuali vicende del Medio Oriente alla Shoah, il che blocca ogni discussione storiografica. Con la massima stima per Fiano, non è vero che la critica è aperta. Anche se nel testo sono state eliminate le ricadute penali, resta lo stigma». La studiosa ha infine sintetizzato i pericoli per il dibattito pubblico: «Perché quando il mondo vedrà che solo Israele è esente da critica cresceranno i sentimenti di antisemitismo».
