Nel pieno dell’operazione «Ruggito del Leone» contro l’Iran, Benyamin Netanyahu è volato in segreto negli Emirati Arabi Uniti per incontrare lo sceicco Mohammed bin Zayed. «Questa visita ha portato a una svolta storica nelle relazioni tra Israele e gli Emirati», normalizzate nel 2020 con gli Accordi di Abramo, ha commentato l’ufficio del primo ministro israeliano. L’annuncio arriva dopo le rivelazioni dei media internazionali secondo cui, a cavallo dell’inizio della tregua decretata da Donald Trump, sia gli Emirati che l’Arabia Saudita hanno condotto segretamente attacchi in territorio iraniano.
Israele ha inviato batterie Iron Dome e personale militare ad Abu Dhabi per intercettare i missili e droni lanciati dall’Iran contro i Paesi del Golfo alleati degli Stati Uniti. Ma, secondo alcune fonti, israeliani ed emiratini avrebbero anche coordinato un attacco contro un importante sito petrolchimico sull’isola iraniana di Lazan. Allo scopo di «coordinare le operazioni belliche» anche il capo del Mossad David Barnea e quello dello Shin Bet David Zini si sarebbero recati a più riprese nei due Paesi del Golfo durante il conflitto. Intanto il capo della coalizione di governo ha depositato il disegno di legge per lo scioglimento della Knesset. Ancora deve essere calendarizzato il voto, che porterà alle elezioni anticipate rispetto alla data prevista del 27 ottobre.
E sale la tensione anche tra l’Iran e il Kuwait: Teheran lo accusa di aver attaccato una nave iraniana e di aver arrestato quattro suoi cittadini, chiedendone la liberazione immediata e riservandosi il diritto di rispondere.
Intanto i pasdaran assicurano: «Il campo di battaglia e lo Stretto di Hormuz sono sotto il nostro controllo. Siamo pronti a condurre qualsiasi operazione». E attorno allo Stretto si gioca lo scambio di minacce. Gli Stati Uniti lo fanno sorvolare da un caccia stealth F-35A, in grado di trasportare oltre 8 tonnellate di armamenti a velocità supersoniche, mentre Teheran – ventilando un possibile piano di Trump di far sbarcare le truppe sull’isola di Kharg – avverte: «Se gli Usa e Trump commettono un errore, trasformeremo il Golfo nel più grande cimitero per le forze americane». «Non permetteremo che nemmeno un litro di petrolio attraversi lo Stretto», ha aggiunto il vicecomandante della Marina delle Guardie Rivoluzionarie, Saeed Siahsarani.









