Ammontano a due i fascicoli d’indagine aperti per fare piena luce sulle circostanze del decesso di Samuele Spinelli, il 28enne fiorentino deceduto all’Hospital del Mar di Barcellona a seguito di un blocco di polizia avvenuto all’interno di un centro commerciale: i familiari del giovane, assistiti dall’avvocato Diego Capano, hanno presentato formale denuncia ottenendo l’avvio di un’inchiesta da parte della magistratura catalana e l’apertura di un procedimento da parte della Procura di Roma, competente per i reati che coinvolgono cittadini italiani all’estero. I magistrati capitolini hanno gia disposto l’esecuzione di una seconda autopsia sul corpo del ragazzo al rientro della salma sul territorio nazionale.
La vicenda ha avuto inizio il 29 maggio scorso, quando Spinelli, giunto in Spagna il 27 maggio per girare un videoclip musicale legato alla sua passione per il rap, è entrato in forte stato di agitazione all’interno di un grande magazzino cittadino: le immagini registrate dai sistemi di videosorveglianza mostrano il giovane correre tra gli stand prima di essere immobilizzato da tre persone in abiti civili, alle quali sono subentrati circa 10-12 minuti dopo gli agenti della polizia locale dei Mossos d’Esquadra. Le ricostruzioni del legale evidenziano come la procedura di contenimento sia durata complessivamente un’ora e 16 minuti: gli agenti hanno applicato fascette di plastica ai polsi ed ai piedi del 28enne mantenendolo in posizione prona a terra per circa 40 minuti, per poi posizionarlo supino soltanto al momento dell’arresto respiratorio. I sanitari intervenuti sul posto hanno successivamente somministrato un’iniezione di 5 milligrammi di “midazolam”, ma il giovane è andato in arresto cardiaco ed è entrato in un coma irreversibile protrattosi per tre giorni fino al decesso.
Nel descrivere le condizioni della salma al momento dell’arrivo in ospedale, il cugino Peter Rossi ha sottolineato la presenza di evidenti segni fisici: «Era pieno di lividi, graffi, era gonfio: io non l’ho nemmeno riconosciuto all’Hospital del Mar e poi, poche ore dopo che siamo arrivati da Firenze, è morto». Sebbene i referti medici spagnoli indichino quale causa del decesso un “cedimento multiorgano” in presenza di tracce di metanfetamina nel sangue, la difesa della famiglia contesta la gestione dell’emergenza da parte delle forze dell’ordine e dei soccorsi: «Samuele era in stato di agitazione e aveva bisogno di aiuto: invece è stato tenuto a terra per 40 minuti come mai dovrebbe accadere, poi le manovre sanitarie sono andate avanti per 33 minuti secondo il filmato che abbiamo visto: a riprova dello stato di sofferenza di Samuele nella cartella clinica è emersa positività a stupefacenti, quindi andava aiutato e non gestito come un criminale». Le esequie del giovane, che lavorava nella gestione di affitti turistico-residenziali a Firenze dopo aver operato per anni come maggiordomo privato all’estero, si sono tenute due giorni fa presso la chiesa del Galluzzo.
