Rosanna Banfi, “figlia d’arte” è particolarmente legata al suo mitico papà Lino con il quale ha una comunione d’intenti e di pensiero sia nella sfera lavorativa sia in quella privata.
Rosanna, quando nasce la sua carriera artistica?
«Da bambina volevo fare la pittrice, ma come tutte le femminucce ero anche molto affascinata dalla figura di papà e dal suo lavoro. All’età di diciotto anni, espressi in famiglia il desiderio di voler fare l’attrice e con grande meraviglia, la notizia venne accolta con entusiasmo dai miei genitori, soprattutto da mio padre che mi dette una risposta immediata positiva».
In che senso?
«Papà mi ha aiutato da subito nella mia carriera, portandomi con lui sul set del film Grandi Magazzini. Ricordo la sua ansia e la mia paura di non essere all’altezza di onorare la sua popolarità, ma per fortuna il debutto andò brillantemente e da lì lui mi ha coinvolto in tanti progetti audiovisivi, forte anche del fatto che la coppia “padre e figlia” funzionava benissimo. È inutile dire che nel lavoro mio padre è il mio partner ideale, conosciamo i tempi l’uno dell’altro, condividiamo i camerini; in sintesi c’è una magica armonia tra di noi».
Nel vostro curriculum artistico comune da segnalare “Il Padre delle spose”.
«Esatto, era un film per la Rai in cui io interpretavo il ruolo di una lesbica che si univa in matrimonio con un’altra donna, mentre Lino era il padre. Correva il 2006 e a quei tempi il tema dell’omosessualità non veniva ancora affrontato liberamente come oggi. Grazie a quella interpretazione, dopo cinque anni, ho ricevuto il “Gay Village Award”».
A parte il cinema, da qualche tempo lei si occupa anche di ristorazione.
«Anni fa, io e mio marito abbiamo fondato “L’Orecchietteria Banfi”, un ristorante a Roma, in zona Prati. L’idea è nata dal fatto che entrambi cercavamo un’alternativa lavorativa alla nostra attività nello spettacolo. È accaduto che mia figlia, dopo il diploma al Liceo artistico, ha cominciato a frequentare alcuni stage di cucina perché appassionata della materia ed è stato in quel periodo che ha incontrato il marito, suo collega. A quel punto, abbiamo realizzato un progetto nella ristorazione che alla fine ci vede coinvolti tutti, compreso mio figlio».
Che tipo di cucina proponete?
«Ovviamente quella tipica pugliese con tutte le varie specialità, utilizzando prodotti di prima qualità che provengono rigorosamente dalla nostra amata regione».
Anche papà Lino partecipa alla vostra attività?
«Non proprio, ma spesso la sera ci viene a trovare, orgoglioso della “pugliesità” che si respira nel nostro locale».
Rosanna è noto il suo rapporto viscerale con papà Lino; i vostri pregi e difetti comuni?
«In comune abbiamo l’estrema puntualità e la precisione sul lavoro, mentre purtroppo siamo molto riservati, apparentemente “freddi” nel privato, nel senso che difficilmente riusciamo ad esternare i nostri sentimenti».
