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Referendum, lo Svimez dice “sì” alla cittadinanza per combattere lo spopolamento

Referendum, lo Svimez dice “sì” alla cittadinanza per combattere lo spopolamento

Sul referendum è Svimez a servire un assist alla Cgil e ai partiti di centrosinistra in vista della consultazione in programma domenica e lunedì. L’associazione meridionalista, infatti, si schiera con decisione a favore del sì al quinto quesito referendario, quello che punta a ridurre da dieci a cinque anni il tempo necessario a uno straniero per chiedere la concessione della cittadinanza italiana. Secondo il direttore Luca Bianchi «la presenza di nuove famiglie aiuterebbe a spezzare il circolo vizioso tra spopolamento e riduzione dei servizi essenziali, a partire dall’istruzione, scongiurando il rischio di chiusura delle scuole primarie nelle aree più marginali del Paese».

I numeri

Svimez calcola il numero dei potenziali beneficiari della riforma per ciascuna macro-area e provincia italiana. Il Centro-Nord sarebbe forte di oltre un milione e 200mila nuovi cittadini a differenza del Sud che ne avrebbe poco più di 204mila. Il maggior numero di beneficiari si concentrerebbe nelle grandi Città metropolitane e in particolare a Milano e a Roma, che avrebbero rispettivamente 157mila e 134mila nuovi cittadini. Che cosa accadrebbe, invece, in Puglia e in Basilicata? Nella provincia di Bari 15.851 stranieri diventerebbero italiani a tutti gli effetti, 7.695 in Salento, 5.280 nel Foggiano, 3.647 nel Brindisino e 3.303 nel Tarantino. Nel Potentino, invece, i nuovi cittadini sarebbero 2.038, valore leggermente inferiore a quello del Materano che ne conterebbe 2.544.

L’immigrazione

Sebbene più contenuto rispetto a quello previsto per il Nord, l’incremento di cittadini sarebbe una manna per il Sud nell’ottica del rilancio demografico e produttivo. «Conferire lo status giuridico di cittadini italiani a chi, da almeno cinque anni, condivide la cultura, l’educazione e il senso di appartenenza al Paese – sostiene Bianchi – non è solo un atto di giustizia e uguaglianza sociale, ma anche un’opportunità concreta per costruire una società più inclusiva e coesa, che guarda all’accoglienza come investimento per il futuro del Paese». Le proiezioni demografiche al 2035, d’altra parte, indicano un calo del 14,2% della popolazione minorile italiana, con picchi negativi del 26% in Sardegna e del 19,1 in Basilicata. Allo stesso tempo, il saldo migratorio netto si riduce o diventa negativo in molte regioni meridionali. «La riduzione dei tempi di accesso alla cittadinanza – conclude Bianchi – può rappresentare un incentivo concreto per le famiglie straniere a stabilirsi in aree dove l’accoglienza dei migranti è un fattore decisivo per mantenere e rafforzare la “dimensione critica” necessaria a garantire i servizi essenziali per tutti».