Tutti noi, nella vita, abbiamo fatto prima o poi un errore madornale. A volte lo ammettiamo, a volte ce ne vergogniamo, altre non pensiamo nemmeno di averlo fatto. Magari ne parliamo poi la sera a tavola con chi ci vuole bene, lasciandoci andare alla famosa frase che più o meno tutti pronunciano: «Forse ho fatto una cazzata». E scusatemi il termine lessicale pecoreccio.
Il no di Mina a Coppola
Non ha mai ammesso di aver fatto una scemenza la nostra cantante più grande. Parlo di Mina, l’immensa. E mentre si parla molto di «Vento di passione», meravigliosa canzone di Pino Daniele uscita quasi vent’anni fa e che ora ritorna grazie a un bellissimo video di Ferzan Özpetek con Luca Argentero, si parla anche, e ancora, di quella che per molti è stata una follia: Mina avrebbe detto di no a Francis Ford Coppola per la parte della moglie di Don Michael Corleone ne «Il Padrino».
E se ne parla anche perché proprio in questi giorni, su Arte.tv, è in programmazione «Il padrino – Epilogo: la morte di Michael Corleone», in cui Coppola riscrive il terzo capitolo della saga della famiglia Corleone.
Già, perché doveva essere proprio Mina a interpretare la moglie del personaggio interpretato da Al Pacino. Coppola voleva proprio lei: perfetta, italiana, carismatica. Oltretutto, Mina non era ancora uscita di scena, sarebbe successo solo dopo, nel 1978, e chi le stava vicino era entusiasta di quell’offerta.
Eppure lei disse: «Sono una cantante, non un’attrice». E declinò. Qualcuno insinuò che Mina avesse paura dell’America, che personaggi troppo vicini alla mafia americana avrebbero voluto farne un personaggio anche negli Stati Uniti, ma lei non si fece abbindolare e scelse di vivere la sua vita come l’ha sempre vissuta, onestamente, con la famiglia e l’arte al primo posto.
Diane Keaton, scomparsa l’anno scorso, la ringraziava spesso per quel rifiuto «Visto che poi sono stata protagonista de Il Padrino, Il Padrino – Parte II e Il Padrino – Parte III». Un ruolo che la consacrò come una delle star più amate di Hollywood.
Il grande rimpianto di Scotti

Mina no, ma un altro personaggio popolare come Gerry Scotti, forse il più popolare di questi ultimi anni grazie alla «Ruota della fortuna», un grande rimpianto ce l’ha. E lo racconta lui stesso: «Non essermi laureato: è stato un dispetto che ho fatto ai miei genitori, che ci tenevano tanto».
Gerry era iscritto a Giurisprudenza, ma poi aveva abbandonato a pochi esami dalla laurea perché, intanto, aveva già iniziato a lavorare come dj e anche con grande successo. Poi l’approdo a Mediaset e da lì nata una stella.
Per questo ha avuto un significato ancora più forte per lui il fatto di aver ricevuto, lo scorso giugno, la laurea magistrale honoris causa in Scienze e tecniche della comunicazione dall’Università degli Studi dell’Insubria. E la motivazione recitava: «Per la sua capacità di combinare tradizione e innovazione, cultura popolare e linguaggi mediatici complessi».
E mi piace l’idea di pensare che i suoi genitori (il padre, Mario, lavorava come operaio alle rotative del «Corriere della Sera», mentre la mamma, Adriana, era casalinga) da lassù siano orgogliosi del loro bambino diventato dottore.
Zalone, Verdone e gli incassi
Checco Zalone, con i suoi primi due film, «Cado dalle nubi» e «Che bella giornata», guadagnò molto meno di quanto avrebbe guadagnato con quelli successivi.
All’epoca era ancora un giovane comico al debutto nel cinema e, come ha raccontato lui stesso, era già felice di poter fare un film. Quando firmò il contratto, insomma, gli sembrava di aver realizzato un sogno. Peccato che quel contratto non prevedesse alcuna percentuale sugli incassi: i primi due film raccolsero complessivamente quasi 60 milioni di euro, ma a Zalone arrivò solo una piccola parte di quella cifra.
Da questo punto di vista, Zalone non è il solo. Carlo Verdone ha raccontato più volte di considerare un errore aver ceduto i diritti dei suoi primi film.
I passi falsi dei VIP
Ci sono poi scelte fatte per passione. Come Vittorio Sgarbi e la politica: «È stato un errore: è un mondo che mi ha tolto non solo tanto tempo prezioso per questioni noiose, se non addirittura fastidiose, perché motivate da altri interessi che non erano miei, ma mi ha tolto tempo prezioso per lo studio e la scrittura. Non solo, mi ha portato anche a grandi dolori, ingiustizie subite e oggi, che mi hanno chiesto scusa, non posso dimenticare».
Ci sono poi errori madornali che non sono perdonati, perché i più pensano che ci sia stato, da parte del protagonista, un vero e proprio dolo.
Il Pandorogate per Chiara Ferragni è stato, per lei, una leggerezza spaventosa che ha pagato in maniera più che cara. La comunicazione che appariva sulla confezione faceva intendere che l’acquisto avrebbe contribuito direttamente a un ospedale di Torino, mentre la donazione era già stata effettuata. In quel periodo Ferragni guadagnava già moltissimo e, di certo, non era il ricavato di quel pandoro a poter fare la differenza per la sua attività.
Un errore, poi ammesso da lei stessa, che le ha portato un danno d’immagine devastante: perdita di contratti con importanti brand e indagini giudiziarie che non le sono state perdonate. Un errore, poi ammesso da lei stessa, che le ha portato un danno d’immagine devastante: perdita di contratti con importanti brand e vicende giudiziarie che non le sono state perdonate. Nonostante un video di scuse, che è stato a volte utilizzato perfino contro di lei. Ma oggi è tornata in sella: viene invitata dai grandi marchi della moda e, dopo la separazione terribile da Fedez, dal quale ha avuto due figli, ha anche ritrovato l’amore con José Hernandez, manager e imprenditore sudamericano.
La tv e i contratti miliardari
Sul fronte delle scelte professionali capita anche di riconoscere di aver fatto un errore clamoroso per essere andato in una rete invece che in un’altra, parlando di televisione.
Alba Parietti rifiutò un contratto miliardario offertole da Silvio Berlusconi perché influenzata dal suo compagno di allora, Stefano Bonaga, filosofo: non era il caso di andare a lavorare per un «capitalista». «Ancora oggi me ne pento», ammette.
Pippo Baudo ha sempre raccontato che l’errore più grande della sua carriera fu quello di lasciare la Rai per passare a Mediaset nel 1987. Il contratto era miliardario, ma si rivelò un flop artistico: le sue trasmissioni non andavano bene, così preferì chiudere il contratto in anticipo e tornare in Rai, pagando una penale altissima. Dovette cedere un intero palazzo, che poi divenne la redazione del Tg5, per liberarsi.
La scelta di Iva Zanicchi
Sul fronte degli errori, poi, sono decine i vip italiani, anche di respiro internazionale, che hanno fatto errori clamorosi sul fronte del fisco, il più delle volte fidandosi di commercialisti che la facevano molto facile sul fronte della possibilità di andare all’estero per pagare meno tasse, quando non era così.
Per esempio Valentino Rossi, che nel 2007 fu accusato di una monumentale evasione fiscale legata alla sua residenza a Londra e che l’anno successivo raggiunse un accordo con l’Agenzia delle Entrate per il pagamento di circa 35 milioni di euro.
Una cosa analoga era successa a Tiziano Ferro, anche lui trasferitosi in Gran Bretagna. Nel 2020 la Cassazione confermò gli accertamenti del Fisco, contestando il trasferimento della residenza all’estero. Nel 2022 il Tribunale di Latina convalidò il pignoramento di 9 milioni di euro per le imposte non versate.
C’è chi, poi, di fronte a un clamoroso errore fiscale, decide, prima di qualsiasi processo o polemica, di chiudere la faccenda sul nascere.
Ha fatto storia anche la scelta di Iva Zanicchi. Seguendo i consigli del suo commercialista, si ritrovò con il Fisco che le chiedeva quattro miliardi di lire. «Ma io avevo sempre pagato le tasse e mi ero fidata di quello che mi diceva quel professionista. Non ho dormito per tre notti di fila. Dovevo decidere se contestare o pagare. Alla fine ho scelto di poter tornare a dormire tranquilla. Ho pagato ed è stata una scelta faticosa, ma che rifarei assolutamente: la serenità familiare viene prima di tutto e di tutti. I soldi? Come diceva San Basilio, il denaro è lo sterco del diavolo».
