Lunedì, per i 5 giorni della settimana di contrattazioni a Piazza Affari, si riapre l’offerta di Poste sulle azioni di Tim che è stata migliorata con un rilancio in dirittura di arrivo, di ulteriori 30 centesimi per azione, il 7 settembre. Quando Poste ha anche rinunciato alla soglia minima – salire al 66,7% del capitale di Tim, un obiettivo sfiorato per pochi decimali – che era stata indicata come condizione di efficacia dell’Opas, partita il 20 luglio con una scadenza fissata all’11 settembre.
Poste riparte dal 66,627% del capitale di Tim (il 46,523% portato in adesione all’offerta che si aggiunge al 20,104% già in portafoglio) con una offerta che, dopo l’incremento del 7 settembre che ha sostenuto la volata finale, con la riapertura dei termini resta articolata – per ogni azione Tim portata in adesione – su uno scambio (0,218 azioni di Poste) più una componente in denaro (1,97 euro). All’ultima chiusura di Borsa, venerdì, le azioni di Poste Italiane valgono 26,89 euro, le azioni Tim 7,745 euro.
Con la finestra finale di altri 5 giorni di offerta «avremo una settimana importante di adesioni», «ci troveremo ad una percentuale che sarà ampiamente di controllo, e partiranno le attività di integrazione delle due aziende», ha commentato nei giorni scorsi l’ad di Poste, Matteo Del Fante: il risultato già raggiunto alla scadenza dell’11 settembre, ha sottolineato, «è perché il mercato ha capito che la cosa migliore è aderire», con una «presa di coscienza», si è domandato – dice – quanto abbia senso «rimanere azionista di un’azienda che non paga il dividendo e che è una frazione di Poste, in un contesto in cui Poste sta valorizzando le azioni di Tim con un progetto congiunto molto ambizioso ma di grande soddisfazione».
«È e rimarrà una operazione storica per il nostro Paese» per il direttore generale di Poste Giuseppe Lasco: con Tim, dice, «il matrimonio è stato celebrato, ora stiamo aspettando gli ultimi invitati alla festa».
Si guarda, come possibile esito finale minimo, almeno a consolidare il controllo salendo al 75% del capitale di Tim, puntando come obiettivo più ambizioso alla soglia del 90% che spianerebbe la strada al delisting.
