Un agguato brutale a pochi chilometri dal confine con la Bielorussia riapre lo scontro tra Varsavia e Mosca. Lunedì 15 giugno, nel parcheggio della cittadina polacca di Biała Podlaska, è stato ucciso a bruciapelo Robert Kouzovkov, artista e dissidente russo di 44 anni noto con il nome d’arte di Semyon Skrepetsky. La reazione del governo polacco è stata immediata: «Ha tutte le caratteristiche di un assassinio politico», ha dichiarato il primo ministro Donald Tusk, avvertendo che se fosse confermata la regia del Cremlino ci si troverebbe di fronte a una crisi internazionale gravissima.
Subito dopo l’omicidio, le forze di sicurezza polacche hanno sigillato le vie d’uscita dalla città e protetto le scuole frequentate dai figli della vittima. Le indagini hanno già portato a una svolta: un cittadino bielorusso, sospettato di essere uno dei due killer, è stato fermato nei pressi del consolato di Minsk a Biała Podlaska.
Skrepetsky, rifugiato in Polonia dal 2021, era celebre per i suoi canali social e per le feroci caricature di Vladimir Putin e del leader ceceno Ramzan Kadyrov. Solo tre giorni prima della morte, aveva manifestato da solo a Berlino esibendo il suo disegno più noto: un’icona ortodossa in cui Stalin tiene in braccio Putin. Personaggio scomodo e controverso, Skrepetsky aveva criticato anche Kiev, finendo nel database ucraino Myrotvorets.
Questo delitto rischia di far precipitare i rapporti tra Polonia e Russia, già ai minimi storici dopo i ripetuti incidenti con droni russi sul territorio polacco lo scorso autunno. Varsavia ora esige risposte, mentre l’ombra dei sicari di Mosca torna ad allungarsi sul suolo europeo.
