Folle di cittadini furiosi e disperati si sono radunate fin dalle prime ore del mattino davanti alla sede centrale di Asunción e presso le 75 filiali di Ueno Bank in tutto il Paese. Fuori, tra la rabbia e la tensione, si sono consumate scene di pura disperazione: genitori in lacrime impossibilitati a prelevare il denaro per le medicine dei figli e lavoratori rimasti all’improvviso senza le risorse per sfamare la famiglia. Trovare gli sportelli sbarrati e presidiati dai vigilantes non ha fatto che confermare il peggiore dei sospetti.
La crisi ha travolto quasi tre milioni di correntisti poco dopo le 3.20 di martedì 3 novembre, quando l’applicazione dell’istituto ha smesso di mostrare i conti, restituendo l’emblematica dicitura: «Non possiamo mostrare il saldo». Nelle stesse ore, la Banca Centrale del Paraguay ha ufficializzato il commissariamento e l’avvio della liquidazione di Ueno Bank – nata solo tre anni fa e divenuta uno dei principali nodi finanziari del Paese – a causa di un tracollo dell’indice di solvibilità precipitato sotto il 50%. La vicenda si è immediatamente trasformata in un durissimo terremoto politico per l’esecutivo guidato dal presidente Santiago Peña, chiamato ora a gestire le dimissioni dello stesso, e il conseguente consolidamento del Governo, e una crisi sociale senza precedenti per l’azzeramento dei risparmi di mezzo Paese
