Il Nobel per la Medicina 2026 è stato assegnato a Karl Deisseroth, Peter Hegemann e Georg Nagel. L’Assemblea Nobel del Karolinska Institutet di Stoccolma ha premiato i tre scienziati per le scoperte sui canali ionici attivati dalla luce, alla base dell’optogenetica, la disciplina che combina genetica e ottica per studiare il comportamento delle cellule.
La scoperta ha una storia a due tempi. Hegemann e Nagel hanno individuato la channelrodopsina, una proteina sensibile alla luce presente in un’alga unicellulare; Deisseroth, che lavora alla Stanford University, l’ha poi trasformata in uno strumento capace di accendere o spegnere l’attività dei singoli neuroni in un cervello vivente, semplicemente illuminandoli.
A spiegare la portata della scoperta è stato Per Svenningsson, presidente del comitato Nobel per la Fisiologia o la Medicina, con parole dirette: «L’optogenetica offre opportunità di mappare il cervello in un modo che un tempo potevamo soltanto sognare».
La tecnica, spiega ancora il comitato, è già usata nei laboratori di tutto il mondo e ha permesso ai ricercatori di individuare i circuiti neurali che governano memorie, emozioni e comportamenti specifici, con ricadute dirette sullo studio dei disturbi neurologici e psichiatrici. In campo clinico, l’optogenetica viene sperimentata anche per tentare di restituire la vista a persone con deficit visivi.
Ai tre vincitori andranno 12 milioni di corone svedesi, poco più di un milione di euro. L’annuncio di oggi apre ufficialmente la settimana dei Nobel scientifici: seguiranno, nei prossimi due giorni, i premi per la Fisica il 6 ottobre e per la Chimica il 7.
Tra le candidature più quotate dagli esperti alla vigilia dell’annuncio, e rimaste escluse, figuravano la scoperta dei farmaci anti-obesità Glp-1, quella dell’orexina per la regolazione del sonno, la tecnica non invasiva Oct per il controllo della retina e gli studi sui recettori del sistema immunitario.
