Gentile direttore,
oggi è stato approvato il DPFP, il Documento programmatico di finanza pubblica, che definisce il quadro entro cui si svilupperà la prossima legge di Bilancio. Il Governo ha chiesto al Parlamento di votare lo scostamento di 28,8 Mld€ per il biennio 2027-2028, per spese per la difesa e la sicurezza energetica, cioè di poter spendere più di quanto ci consentirebbero le regole europee.
Ma cosa c’è di male in questa richiesta di scostamento? Perché le opposizioni protestano? Come saranno utilizzate tali risorse? E quali benefici porteranno ai cittadini?
Provo a rispondere con dati e fatti, così che i lettori possano formarsi una propria opinione, senza essere tirati per la giacchetta dal politico di turno, sottoscritto incluso (le frasi tra virgolette sono citazioni testuali dai resoconti parlamentari).
La Corte dei conti ha definito il DPFP un documento «con carattere interlocutorio di mero aggiornamento delle previsioni di finanza pubblica, più che un vero strumento di programmazione per impostare la prossima manovra». In pratica ha distrutto il DPFP presentato, che aggiorna le previsioni ma non chiarisce le scelte del Governo.
L’ISTAT (in risposta a una mia domanda), ha confermato che i salari reali sono diminuiti del 9,4% tra l’inizio del 2022 e giugno 2026: -6,8% nell’industria, -11,2% nei servizi privati e -10,2% nella pubblica amministrazione.
L’UPB (Ufficio Parlamentare di Bilancio) ha evidenziato che le informazioni disponibili non bastano per valutare composizione e sostenibilità della manovra e che, finita la flessibilità per difesa e sicurezza energetica, l’eventuale aumento permanente della spesa dovrà essere coperto con maggiori entrate, tagli ad altre spese o più disavanzo.
Sono osservazioni di organismi indipendenti, e pongono una questione centrale: non è chiaro in quale misura questa flessibilità risponderà ai problemi quotidiani dei cittadini, dal caro bollette ai costi dei carburanti, dalle liste d’attesa alle carenze della scuola.
Il ministro Giorgetti ha parlato di «nuvoloni in arrivo». È vero che tensioni geopolitiche, rincari energetici e tassi d’interesse dipendono (anche) da fattori esterni, ma dopo quattro anni di governo non tutto può essere attribuito a cause su cui non si ha influenza: anche le scelte di politica economica incidono su potere d’acquisto e pressione fiscale.
Giorgetti ha dichiarato di aver scelto il rigore e di non voler aumentare il debito. Ma questo scostamento è a debito! Ha anche detto che «programmare è assai complicato». Vero: ma proprio per questo, se le condizioni cambiano di “settimana in settimana”, programmare è ancora più importante, un po’ come la formica che in estate mette da parte il cibo per l’inverno, mentre la cicala canta.
Il ministro ha poi usato una metafora nautica: prima di uscire in mare aperto, quando il meteo annuncia tempesta, bisogna assicurarsi delle condizioni dell’imbarcazione, «è quello che abbiamo fatto e facciamo da 4 anni». In aula ho contestato questa ricostruzione. Negli ultimi anni sono state stanziate risorse per oltre 700 Mln per i centri per migranti in Albania, 14 mld per il Ponte sullo Stretto e 15,4 miliardi per armi e munizioni nell’arco di quindici anni. Il PIL generato da queste misure è risibile, e il ritorno economico e sociale non è proporzionato al costo: sono davvero queste le priorità più urgenti per il Paese?
Rafforzare il Servizio sanitario nazionale può produrre invece benefici economici e sociali importanti: sostenere l’occupazione, migliorare la produttività, prevenire costi futuri. Alcuni studi europei stimano un moltiplicatore della spesa sanitaria pari a 4,4: non è garantito per l’Italia di oggi, ma conferma che investire nella salute può creare valore. Secondo il DPFP, invece, la quota destinata alla sanità scende dal 6,4% del 2026 al 6,3% negli anni successivi, contro una media europea del 7,4%. Non sostengo che l’Italia debba raggiungere subito la media europea, ma almeno evitare un’ulteriore riduzione, soprattutto quando 5,8 mln di persone (fonte ISTAT), il 10% della popolazione, hanno rinunciato a visite o esami per ragioni economiche. Quante rinunce si potrebbero evitare con più personale e tempi d’attesa ragionevoli?
Anche la sicurezza energetica può migliorare la competitività delle imprese e incidere sulle bollette. Ma il Parlamento dovrebbe sapere quanto andrà a ridurre strutturalmente la dipendenza energetica, quanto a reti e infrastrutture, e quali benefici sono attesi. Il Governo discute con la Commissione europea anche di aiuti diretti a famiglie e imprese, ma al momento non è possibile usare la flessibilità dello scostamento per finanziare bonus bollette e riduzioni dei carburanti.
La spesa militare può produrre un incremento del PIL, minimo, come ci hanno certificato gli auditi, ma questo non basta a dimostrare che sia la scelta più utile per il Paese, ne’ che produca davvero benefici per i cittadini. Di certo non in questo momento. Non basta invocare gli impegni internazionali o presentare ogni aumento di spesa come inevitabile.
Il Governo richiama spesso la necessità di conseguire un avanzo primario positivo (la differenza fra ricavi e costi dello Stato senza spesa per interessi). Ma l’avanzo primario positivo è una cosa buona solo in presenza di crescita del PIL, altrimenti è solo la risultanza di più tasse e meno servizi erogati ai cittadini: l’Italia ha registrato un avanzo primario in 25 degli ultimi 30 anni e non pare che la nostra sia una situazione rosea.
Il Governo avrebbe dovuto chiarire prima quali misure finanziare, quali fossero ammissibili secondo le regole europee e quali risultati attendersi, perché il Parlamento dovrebbe avere le informazioni adeguate per poter autorizzare o meno margini di bilancio così rilevanti. Stiamo parlando delle risorse che resteranno per affrontare una nuova crisi energetica, sostenere i redditi o rafforzare la sanità pubblica. Ogni scelta comporta una rinuncia, perciò le priorità devono essere esplicite e i benefici verificabili.
Chiudo con la parola “auspicio”, pronunciata dal ministro in chiusura del suo intervento, quando ha detto che questo scostamento è “consapevolmente richiesto e garantisce la sostenibilità della nostra finanza pubblica senza mettere a rischio quello che abbiamo costruito in questi 4 anni”.
Credo che un governo non debba mai auspicare un esito positivo, perché esprimere un auspicio non significa impegnarsi a realizzarlo, e noi invece abbiamo bisogno di governi che siano in grado di proteggere questo Paese dalle congiunture negative e che anzi migliorino le condizioni dei cittadini, tutti!

Seguici su