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Le mire di Donald Trump: «Voglio un oceano con il mio nome»

Dal Pacifico allo Stretto di Hormuz fino al New Mexico: la visione espansionistica del presidente americano

Le mire di Donald Trump: «Voglio un oceano con il mio nome»

Nel corso di un comizio a Clarksville, in Tennessee, Donald Trump ha rilanciato con tono provocatorio le sue ambizioni geografiche e simboliche, dichiarando di volere un oceano intitolato a se stesso o agli Stati Uniti prima della fine del suo mandato. Durante l’evento, il presidente americano ha ammesso sorridendo di desiderare anche un fiume, pur escludendo interventi su corsi d’acqua storici: «Non cambierò nome all’Hudson e non cambierò quello del Mississippi».

L’uscita si inserisce in una lunga serie di rivendicazioni e proposte espansionistiche che hanno caratterizzato la sua presidenza. Dopo le tensioni con il Canada – ipotizzato come 51mo Stato americano – e l’accordo strategico di sicurezza siglato con Danimarca e Groenlandia per la costruzione di due basi militari nell’Artico, l’attenzione della Casa Bianca si è spostata su altri scenari internazionali e interni. Nelle ultime settimane, nell’ambito del conflitto con l’Iran, Trump ha definito lo Stretto di Hormuz «territorio americano», mentre sul fronte interno ha proposto di rinominare lo Stato del New Mexico in «New America». L’iniziativa sul New Mexico ha tuttavia incontrato la ferma opposizione delle autorità locali, che hanno ricordato come la denominazione sia tutelata dall’articolo 1 della costituzione statale e modificabile solo su decisione diretta dello Stato.